La vittoria nel derby contro l’Inter ha riacceso un entusiasmo che in casa Milan mancava da troppo tempo. Un 3-1 netto, convincente, con personalità e qualità. Un risultato che vale tre punti ma che vale molto di più in termini di morale, fiducia e spirito di squadra. Eppure, nel clima di festa generale, è giusto fare anche una riflessione più lucida sul momento del club rossonero.
Diawara, Modrić, Rabiot: una notte da incorniciare
Il derby ha lasciato immagini bellissime. Sankhoun Diawara, 20 anni appena, lanciato in campo da Rúben Amorim con coraggio e lucidità, ha risposto presente con una prestazione da veterano. Una scelta che ha premiato il mister e che ha fatto capire che in questa rosa ci sono risorse ancora da scoprire. Accanto a lui, la classe immortale di Luka Modrić, la solidità muscolare di Adrien Rabiot — dominante su ogni pallone — e la fantasia di Diego Moreira, autore di un gol e due assist in una serata da sogno.
E poi c’è Mike Maignan, un muro. Un portiere che nei momenti di difficoltà ha tenuto il risultato e garantito sicurezza. In una notte del genere, è difficile trovare un giocatore insufficiente.
Amorim: quando prepara la partita, lo fa da grande allenatore
Va dato atto a Rúben Amorim di aver preparato il derby in modo eccellente. Ha trovato la giusta quadratura tattica, ha fatto le scelte coraggiose — come quella di lanciare Diawara — e ha saputo motivare la squadra in un appuntamento che, psicologicamente, vale molto più di tre punti. Alla vigilia aveva dichiarato di voler costruire il suo progetto qui, e domenica ha dimostrato di avere le qualità per farlo. La continuità di rendimento resta però la sfida principale: dopo la sconfitta 4-2 contro il Bologna, questo Milan aveva bisogno di una risposta di carattere, e l’ha data.
Ma il derby non può essere il traguardo
Ed è qui che entra in gioco la riflessione più scomoda, ma necessaria. Il Milan non può accontentarsi di vincere i derby come se fossero un trofeo consolatorio. Negli ultimi anni si è creato un paradosso doloroso: il derby vinto, ma i titoli persi. L’altra sponda del Naviglio ha collezionato scudetti e trofei, mentre il Diavolo ha esultato spesso nei confronti diretti ma ha portato a casa poco in termini di silverware, con l’eccezione della Supercoppa italiana.
La vittoria di domenica deve essere una svolta mentale e psicologica, non un punto d’arrivo. Il segnale che questo gruppo può essere competitivo, non la prova che ci si possa accontentare.
Gennaio: servono rinforzi concreti
Il tema del mercato di gennaio diventa quindi centrale. La rosa attuale mostra dei limiti in termini di profondità: quando si infortuna un titolare, il livello qualitativo cala in modo evidente. Servono almeno due o tre innesti di livello per permettere ad Amorim di avere alternative vere su cui contare, senza rischiare di arrivare a fine stagione con una squadra svuotata fisicamente ed emotivamente.
Gerry Cardinale si è esposto pubblicamente, dichiarando la volontà di intervenire sul mercato invernale. Una promessa che i tifosi rossoneri aspettano di vedere concretizzata. La vittoria nel derby è un punto di partenza, non di arrivo. Il Milan ha la qualità per puntare in alto: ora serve anche la struttura per farlo davvero.



