Cardinale chiama Amorim dopo il Benfica: tensione in casa Milan, ma l’allenatore non è a rischio

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La sconfitta con il Benfica accende i riflettori sul Milan

L’esordio in Europa League del Milan ha lasciato l’amaro in bocca. La sconfitta contro il Benfica — arrivata con un turnover che in molti hanno interpretato come una sottovalutazione dell’avversario — ha fatto scattare più di un campanello d’allarme in casa rossonera. Non solo tra i tifosi, ma direttamente ai vertici del club.

Gerry Cardinale era presente a San Siro la sera della partita, e il giorno successivo ha avuto un contatto diretto con Ruben Amorim per capire cosa non stia funzionando e per discutere delle continue variazioni alla formazione. Un segnale chiaro: il proprietario di RedBird vuole risposte.

Il nodo del turnover: filosofia o rischio?

Amorim ha già spiegato più volte la propria visione: per lui non esiste un undici titolare fisso. Tutti i giocatori della rosa devono ruotare, accumulare minutaggio e dividersi il carico di lavoro. Una filosofia che, sulla carta, ha una sua logica — distribuire le fatiche su un gruppo lungo permette di arrivare più freschi nelle fasi decisive della stagione.

Il problema emerge quando il divario di qualità tra i titolari e le riserve è troppo ampio. In quei casi, giocare con una formazione rimaneggiata significa regalare tempo e spazio all’avversario, come si è visto contro il Benfica. E recuperare diventa un’impresa.

Amorim al sicuro: perché Cardinale non può fare marcia indietro

Nonostante la telefonata e le tensioni del momento, Amorim non è a rischio esonero. Il motivo è tanto semplice quanto significativo: è stato Cardinale stesso a sceglierlo, dopo una serie di rifiuti da parte di altri nomi sulla lista. Il tecnico portoghese era il quinto candidato, ma alla fine la scelta è ricaduta su di lui, con una trattativa portata avanti in prima persona dal patron americano.

Mandarlo via dopo appena cinque o sei partite sarebbe un passo indietro troppo evidente, soprattutto considerando che l’intero mercato estivo è stato costruito su misura per le idee di Amorim, con contatti quotidiani tra i due. Smontare tutto a settembre sarebbe, oltre che costoso, anche controproducente dal punto di vista dell’immagine.

Va ricordato, inoltre, che il Milan si trova senza una struttura dirigenziale solida: ruoli chiave come quelli ricoperti in passato da figure esperte di calcio sono attualmente vacanti. Questo significa che tutte le scelte — dall’allenatore al mercato — ricadono direttamente su Cardinale, che ne porta la piena responsabilità.

Occhi puntati sui prossimi risultati

Detto questo, i risultati rimangono il vero metro di giudizio. La Serie A non aspetta nessuno, e anche club blasonati come il Milan non sono immuni alle dinamiche di esonero. Fiorentina e Bologna, nella stessa stagione, hanno già cambiato allenatore — e stiamo parlando di squadre lontane dalle ambizioni rossonere.

Se il Milan non dovesse ritrovare continuità nelle prossime settimane — a cominciare dalla sfida con il Lecce — la posizione di Amorim potrebbe complicarsi. Non si parla di crisi aperta, ma di una situazione da monitorare con attenzione. Il campo, come sempre, dirà l’ultima parola.

Per ora, però, la linea è chiara: si va avanti con Amorim. La stagione è lunga, il progetto è appena iniziato, e cambiare rotta a settembre sarebbe una scelta contraddittoria rispetto al percorso intrapreso. Come ha dimostrato la storia rossonera, i grandi cicli si costruiscono nel tempo, con pazienza e coerenza.

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