Amorim preoccupato dopo il Benfica: «Dobbiamo fare meglio». Il Milan perde identità dopo ogni gol subito

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Dopo la sconfitta per 2-0 contro il Benfica in Europa League, il tecnico rossonero Ruben Amorim non ha nascosto la propria preoccupazione nella conferenza stampa post-partita. Parole nette, oneste, che però devono necessariamente tradursi in risposte concrete sul campo già a partire dalla prossima gara.

Amorim: «Sono sempre preoccupato, ma dobbiamo iniziare a vincere»

Il tecnico portoghese ha parlato chiaro: «Sono sempre preoccupato, anche solo per una partita non vinta o vinta giocando male. Ora dobbiamo capire che questo è il calcio, siamo all’inizio di un percorso e dobbiamo lavorare per vincere le partite. Conosciamo già la pressione che c’è in questi grandi club, quindi per me non è nulla di nuovo, credo sia normale. Ovviamente ora dobbiamo fare meglio e iniziare a vincere le prossime partite.»

Parole che confermano una consapevolezza del problema, ma che allo stesso tempo trasmettono la volontà di lavorare e di invertire la rotta. Il Milan è all’inizio di un percorso, e questo va tenuto sempre a mente: certi automatismi si costruiscono con il tempo, la continuità e il lavoro quotidiano a Milanello.

Il problema principale: il Milan va in crisi dopo il primo gol subito

Il nodo più preoccupante, evidenziato dallo stesso Amorim, riguarda la reazione mentale della squadra quando subisce una rete. Sia contro la Lazio — dove poi i rossoneri sono riusciti a rimontare fino al 2-2 anche grazie ai cambi nella ripresa — sia contro il Benfica, il Milan ha mostrato lo stesso limite: una volta andato sotto, il gruppo perde la propria organizzazione e si lascia trasportare dall’ansia.

Amorim ha identificato questo come un problema mentale e tattico insieme: «Queste difficoltà nel primo tempo, questi approcci sbagliati, sono problemi di approccio mentale o tattico». Il mister non è ancora sicuro di dove risieda esattamente la radice del problema, ma la diagnosi è chiara: per due partite consecutive il Milan non è riuscito a restare in partita nel momento in cui l’avversario ha trovato il gol.

La soluzione, in parte, deve passare dalla settimana di lavoro: simulare situazioni di svantaggio in allenamento, insegnare ai giocatori come mantenere il pallone e la lucidità tattica anche quando il risultato va contro. È in quei momenti che si vede la vera identità di una squadra.

Florenzi: «Il problema è la formazione iniziale»

Uno degli spunti più interessanti del post-partita è arrivato dalle parole di Alessandro Florenzi, ex terzino rossonero. L’ex giocatore del Milan ha sottolineato come il vero problema sia la scelta della formazione di partenza: sbagliare l’undici iniziale costringe poi l’allenatore a intervenire nella ripresa con i cambi, il che significa regalare 45 minuti all’avversario.

Florenzi ha osservato che il Benfica ha effettuato più cambi a partita in corso, ma se ogni volta il Milan deve ricorrere a due sostituzioni già al 45′, qualcosa nella fase di costruzione dell’undici titolare non funziona. Per l’ex numero 25 rossonero, il motore della squadra deve essere Christian Pulisic: l’americano va messo nelle condizioni di trascinare i compagni fin dal primo minuto, costruendo al più presto una base solida che permetta al gioco di Amorim di esprimersi.

Costacurta: «Mi aspettavo di più»

Anche Alessandro Costacurta, leggenda del Milan e oggi opinionista televisivo, ha espresso delusione dopo il match contro il Benfica. L’ex difensore ha notato come il Milan abbia cercato troppo poco la profondità, evidenziando un problema strutturale nella fase offensiva. Ha poi sottolineato che chi riceve un’opportunità importante — giocare in Europa, davanti a uno stadio importante — ha l’obbligo di dimostrare il proprio valore. Non farlo significa assumersi le proprie responsabilità.

Jashari: «Dobbiamo essere più aggressivi»

Le parole più significative, però, sono arrivate dall’interno dello spogliatoio. Ardon Jashari, centrocampista rossonero, ha parlato con grande lucidità al termine della partita: «Bisogna credere nel progetto, ma così non basta. Dobbiamo essere aggressivi, se c’è lo spirito fin dai primi secondi, poi la partita cambia. Se invece regaliamo le cose all’avversario, non dipende dal progetto: dobbiamo fare meglio.»

Il centrocampista francese ha usato un termine forte per descrivere certi atteggiamenti in campo, sottolineando come la squadra non possa permettersi di concedere subito all’avversario senza riuscire a reagire. Una presa di posizione coraggiosa, che dimostra quanto la consapevolezza del problema sia diffusa nello spogliatoio — la stessa percezione già espressa in precedenza da altri giocatori dopo Juventus e Lazio.

Il Milan non è né difensivo né offensivo: serve ritrovare un’identità

Il quadro che emerge è quello di una squadra che non riesce a esprimere un’identità di gioco riconoscibile: la fase difensiva concede troppo, quella offensiva produce poco. Santiago Giménez, l’attaccante messicano su cui il Milan ha investito in maniera importante, non può essere lasciato senza palloni giocabili: se un centravanti non riceve il supporto necessario dalla manovra collettiva, il problema non è il giocatore, ma il modo in cui la squadra costruisce il gioco.

C’è però un elemento positivo da cui ripartire: la consapevolezza. Amorim, Jashari, i giocatori stessi — tutti sanno cosa non va. E quando una squadra conosce i propri problemi, ha già fatto metà del lavoro per risolverli. La sosta che arriverà nei prossimi giorni sarà fondamentale per lavorare su questi aspetti senza la pressione immediata di una partita.

Prossimo impegno: Milan-Lecce a San Siro

Prima della sosta, però, c’è un appuntamento imperdibile: domenica sera a San Siro il Milan ospita il Lecce. È il momento giusto per ritrovare i tre punti, tornare alla vittoria e mandare un segnale positivo all’intera piazza rossonera. Dopo i pareggi contro Juventus e Lazio e la sconfitta con il Benfica, una settimana complicata che ha pesato sull’umore dell’ambiente, vincere contro il Lecce potrebbe rappresentare la scintilla necessaria per rimettere il motore in moto.

L’Europa League è ancora lunga, con molte partite davanti. Una striscia di risultati positivi cambierebbe completamente la prospettiva. I tifosi ci credono, e il Milan ha tutte le carte in regola per invertire la rotta.

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