Un punto a Torino che sa di rimpianto, ma anche di consapevolezza. Il pareggio per 1-1 contro la Juventus lascia in eredità riflessioni importanti, soprattutto per le parole nette e dirette del tecnico rossonero Rúben Amorím, che al triplice fischio non ha cercato scudi né giustificazioni.
L’analisi di Amorim: onestà prima di tutto
Al termine della sfida dell’Allianz Stadium, Amorím ha scelto la strada della franchezza. «Non meritavamo di vincere. Se siamo onesti, credo che la Juve non meritasse di perdere. Abbiamo provato a giocare il nostro calcio, ma non siamo stati bravi con la palla. Ci sono stati momenti in cui abbiamo controllato la partita nel primo tempo, ma poi abbiamo cominciato a perdere molti palloni e abbiamo sofferto. Non abbiamo giocato bene, ma lavoriamo insieme da soli due mesi, abbiamo ottenuto un punto. Ovviamente dobbiamo migliorare, ma serve tempo. È stata una partita difficile.»
Parole che fanno riflettere, ma che al tempo stesso denotano un allenatore che conosce i propri limiti e quelli della squadra, senza nascondersi dietro frasi fatte. Una qualità rara nel calcio contemporaneo, e un segnale incoraggiante per il futuro del progetto rossonero.
Il Milan in campo: luci e ombre evidenti
Guardando la partita nel merito, la prestazione del Milan ha mostrato più ombre che luci. Il Diavolo ha tirato in porta una sola volta, con il gol di Cissé, al termine di un’azione nata da un cross dalla destra di Chukwueze. Per il resto, la manovra è stata povera, con pochi spunti in fase offensiva e Gonzalo Ramos rimasto spesso troppo isolato, lontano dal gioco della squadra.
A centrocampo la coperta si è rivelata corta: Saelemaekers e Rabiot non hanno convinto nel primo tempo, mentre l’ingresso nella ripresa di Loftus-Cheek ha portato qualcosa in più in fase di costruzione, salvo poi risultare ingenuo in marcatura sull’azione che ha portato al gol del pareggio bianconero firmato da Gatti.
Il centrocampo offensivo: ancora un rebus
Uno dei nodi tattici che Amorím dovrà sciogliere nelle prossime settimane riguarda proprio la zona mediana offensiva. Il turnover continuo in quel reparto — prima Cissé e Loftus-Cheek contro Venezia e Torino, poi Saelemaekers e Rabiot contro la Juventus, poi di nuovo modifiche a gara in corso — non è un segnale di solidità. Trovare la coppia giusta e puntarci con convinzione sarà fondamentale per dare continuità al gioco.
Anche la situazione di Christian Pulisic merita attenzione: alla terza giornata di campionato, l’americano non è ancora riuscito a incidere come ci si aspetterebbe da un giocatore del suo livello. Il rientro da un infortunio prolungato pesa, ma il Milan ha bisogno della sua qualità al più presto.
La classifica e le aspettative
Con 7 punti in tre giornate, il Milan parte comunque in modo accettabile. Il calendario proporrà subito un’altra sfida impegnativa, e sarà il momento per Amorím di dimostrare che i concetti di gioco stanno prendendo forma. La strada è ancora lunga, il progetto è giovane — appena due mesi di lavoro insieme — ma al Milan i tempi di attesa sono inevitabilmente più stretti rispetto ad altre realtà. Come ha detto lo stesso tecnico: «Dobbiamo fare le cose semplici in modo eccellente, e oggi non lo siamo stati.»
Un cantiere aperto, sì, ma con fondamenta di onestà e consapevolezza che possono rappresentare il primo mattone di qualcosa di solido.




