Una notizia destinata a scuotere il mondo del calcio italiano è arrivata nel primo pomeriggio tramite agenzia ANSA: nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Milano, incentrata sulla figura dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, sarebbero emersi riscontri concreti su designazioni arbitrali pilotate. Le dichiarazioni provengono da testimonianze di arbitri sentiti dagli inquirenti.
I due episodi contestati
Al centro delle accuse ci sarebbero due specifici episodi che avrebbero determinato scelte arbitrali non imparziali:
- 2 aprile 2022, San Siro: la designazione dell’arbitro Andrea Colombo, descritto come un direttore di gara gradito all’Inter, sarebbe stata frutto di una manovra pilotata.
- 20 aprile (stagione precedente), Bologna: la scelta di Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia avrebbe avuto lo scopo di «bruciarlo» in anticipo, evitando così di doverlo designare per la finale o nelle ultime giornate di campionato della squadra nerazzurra, a cui Doveri risultava poco gradito.
Le domande senza risposta
Ciò che emerge con forza da questa inchiesta non è solo il cosa, ma soprattutto il perché e il per chi. Chi avrebbe potuto beneficiare di queste designazioni pilotate? Con chi avrebbe avuto contatti Rocchi? Quale sarebbe stato il reale obiettivo di queste presunte manovre?
Sono domande fondamentali a cui gli inquirenti stanno cercando di rispondere e alle quali, nei prossimi giorni, potrebbero arrivare ulteriori risposte dagli sviluppi dell’inchiesta. Il mondo del calcio attende chiarimenti, e i tifosi rossoneri — che in molte occasioni si sono interrogati sulla regolarità di alcune direzioni di gara — seguono questa vicenda con grande attenzione.
Un’inchiesta che può cambiare tutto
Se le designazioni pilotate dovessero essere confermate anche nei successivi gradi di giudizio, si tratterebbe di uno scandalo senza precedenti per il calcio italiano, capace di rimettere in discussione risultati, classifiche e certezze accumulate in anni di campionato. La Procura di Milano prosegue il proprio lavoro e l’intero sistema arbitrale italiano è chiamato ora a fare chiarezza, nell’interesse della trasparenza e della credibilità dello sport.




