Tare si confessa a DAZN: le parole del DS rossonero fanno già rumore
Domenica 3 maggio andrà in onda su DAZN un’intervista esclusiva ad Igli Tare, direttore sportivo del Milan, che sta già facendo parlare grazie alle anticipazioni trapelate nelle ultime ore. Quattro citazioni potenti, dense di significato, che raccontano molto non solo dell’uomo ma anche della visione che il club rossonero intende perseguire.
“Uno dei giorni più belli della mia vita”
La prima dichiarazione è quella più personale, quasi commovente: «Il giorno in cui ho chiuso l’accordo con il Milan è stato uno dei più belli della mia vita.» Parole che testimoniano quanto l’approdo al Milan rappresenti per Tare non soltanto un passo professionale, ma un vero e proprio sogno realizzato. Un sentimento che i tifosi rossoneri capiscono benissimo, perché il Milan non è un club qualunque: è una storia, una tradizione, un’identità che si porta nel sangue.
Il rapporto con Ibrahimovic: “Siamo due Balcani”
Sulla relazione con Zlatan Ibrahimovic, figura carismatica e punto di riferimento all’interno di Casa Milan, il direttore sportivo non usa mezzi termini: «Siamo due Balcani, ci diciamo le cose in faccia.» Un rapporto diretto, schietto, fondato sulla franchezza reciproca. Nel mondo del calcio, dove spesso la diplomazia prevale sulla sincerità, questo tipo di rapporto tra dirigenti è un valore aggiunto importante. Ibrahimovic e Tare, accomunati da origini balcaniche e da una mentalità vincente, sembrano costruire il loro sodalizio professionale su basi solide e genuine.
Su Leão: “Ha un potenziale incredibile, e nemmeno lui se ne rende conto”
Non poteva mancare una riflessione su Rafael Leão, l’asso portoghese che da anni incanta San Siro con le sue giocate. Le parole di Tare sono illuminanti: «Ha un potenziale incredibile, e nemmeno lui se ne rende conto.» Una frase che suona come un invito, quasi un’esortazione, affinché il numero 10 rossonero prenda piena coscienza del proprio talento e lo metta completamente al servizio della squadra. Se anche il direttore sportivo vede in Leão margini di crescita ancora inespressi, allora il meglio deve ancora venire.
“Per essere da Milan bisogna tornare a vincere”
La citazione più potente, però, è l’ultima, quella che più di tutte risuona come un manifesto programmatico: «Per essere da Milan bisogna tornare a vincere. Qua bisogna lasciare il segno.»
Una dichiarazione che ha il peso di un impegno solenne. Il Milan, nella stagione appena conclusa, non ha conquistato alcun trofeo: né il campionato, né la Coppa Italia, né la Supercoppa Italiana. Un digiuno che brucia, e che rende ancora più urgente il messaggio lanciato dal DS. Tornare a vincere non è solo un obiettivo sportivo: è una questione di identità, di rispetto per una storia gloriosa fatta di diciotto Scudetti, sette Champions League e innumerevoli trofei nazionali e internazionali.
Quelle parole meriterebbero di campeggiare negli spogliatoi di Milanello e nelle sale riunioni di Casa Milan, dove si prendono le decisioni che plasmeranno il futuro del club. La strada è tracciata: ambizione, coraggio e la volontà di lasciare il segno. Il Milan riparte da qui.




