Milan senza peso politico: Franco Ordine e il caso Galliani-Scaroni che frena i rossoneri

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Il Milan senza voce in capitolo: il peso politico che manca

Vincere sul campo è fondamentale, ma nel calcio moderno conta anche — e forse sempre di più — quello che accade fuori dal rettangolo di gioco. È questo il cuore dell’editoriale firmato da Franco Ordine su MilanNews, una riflessione lucida e senza filtri sulla mancanza di peso politico del Milan negli organismi che governano il calcio italiano.

Il punto è semplice ma devastante nella sua concretezza: quando nella Lega Serie A si prendono decisioni cruciali — dalla designazione arbitrale alla gestione dei calendari, fino alle pressioni mediatiche che accompagnano certe partite — avere una figura di riferimento autorevole può fare la differenza tra essere ascoltati e venire ignorati. E il Milan, in questo momento, sembra appartenere alla seconda categoria.

Scaroni vs Marotta: un confronto impietoso

Ordine tratteggia un confronto che fa riflettere: da una parte c’è Beppe Marotta, presidente dell’Inter, navigatore esperto delle acque della politica calcistica italiana, attivo e influente anche in ambito federale — come dimostra la sua candidatura nelle istituzioni del calcio italiano. Dall’altra c’è Paolo Scaroni, presidente del Milan, che in passato ha pubblicamente dichiarato di voler «imparare» da Marotta.

Una dichiarazione che, per quanto rispettabile in termini di umiltà, fotografa plasticamente il gap esistente tra le due società sul piano dell’influenza istituzionale. Partire in una posizione di inferiorità dichiarata, in un ambiente dove il potere si conquista con l’assertività, significa già perdere in partenza. Il Milan ne ha pagato le conseguenze in più di un’occasione nel corso di questa stagione, soprattutto — sottolinea Ordine — sul fronte arbitrale.

Il caso Galliani: il ritorno mancato che poteva cambiare tutto

Al centro dell’editoriale c’è anche una rivelazione che farà discutere: secondo Franco Ordine, Adriano Galliani avrebbe voluto tornare al Milan, specialmente dopo la conclusione della sua esperienza con il Monza. Un ritorno che avrebbe potuto ridare alla società rossonera quella figura di peso politico e di know-how istituzionale che oggi manca in modo evidente.

Ma il ritorno non si è mai concretizzato. E la responsabilità, secondo Ordine, è da attribuire proprio a Paolo Scaroni, che avrebbe bloccato l’operazione per ragioni legate alla propria posizione all’interno del club. Un presidente geloso del proprio ruolo che, stando alla ricostruzione del giornalista, avrebbe temuto di essere messo in secondo piano da una figura di caratura e autorevolezza come quella dell’ex amministratore delegato milanista.

Galliani, si sa, non è solo un dirigente di calcio: è uno dei pochi in Italia capace di muoversi con disinvoltura nei corridoi della politica sportiva, di sedersi ai tavoli che contano e di farsi ascoltare. La sua assenza dal Milan, in questo senso, pesa come un macigno.

Un problema strutturale, non solo tecnico

Ciò che emerge dall’analisi di Ordine è che il Milan non si trova di fronte a un semplice problema di rosa o di scelte di mercato: il nodo è strutturale. Senza riferimenti politici di peso, la società rossonera rischia di restare perennemente ai margini delle decisioni che contano — dalla scelta del futuro designatore arbitrale al segretario generale della Lega, passando per ogni altro snodo istituzionale del calcio italiano.

Il titolo dell’editoriale di Ordine su MilanNews è lapidario: «Se il Milan non conta a livello politico, resta sempre indietro». Una frase che suona come un monito, ma anche come un invito esplicito alla proprietà e alla dirigenza a fare un salto di qualità anche sul piano istituzionale, non solo su quello sportivo.

Il divario con l’Inter, conclude Ordine, non riguarda solo i punti in classifica o i titoli vinti: riguarda anche — e forse soprattutto — la capacità di incidere sulle regole del gioco. E finché questo gap non verrà colmato, lamentarsi di arbitri e calendari servirà a poco.

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