Il Milan riparte da una nuova struttura dirigenziale: ecco il comitato tecnico
Il Milan si presenta alla stagione 2026-27 con un assetto organizzativo completamente rinnovato, almeno nella forma. Dopo il riassetto societario voluto da Gerry Cardinale, il club rossonero si affida a un comitato tecnico composto da diverse figure professionali, ciascuna con un ruolo ben definito. L’obiettivo dichiarato è costruire una struttura moderna, data-driven e orientata alla competitività. Ma come funziona concretamente questo nuovo modello di governance sportiva?
Amorim: non solo allenatore, ma manager a tutto tondo
Al centro del progetto c’è Rúben Amorim, il nuovo tecnico portoghese che è atteso a Milano all’inizio di luglio. Il suo ruolo non si limita alla conduzione tecnica della squadra in allenamento e in partita: Amorim è chiamato a partecipare attivamente anche alle scelte di calciomercato. Sarà lui a indicare le caratteristiche dei profili da ricercare, in base al suo sistema di gioco — il 3-4-2-1, con due trequartisti alle spalle della punta, quattro centrocampisti di qualità e una linea difensiva a tre — e a segnalare quali giocatori potranno lasciare il club.
Una visione manageriale del ruolo dell’allenatore, sempre più diffusa nel calcio europeo moderno, che al Milan prende una forma molto strutturata.
Almstad e Gardiner: il lavoro dietro le quinte tra dati e scouting
Le indicazioni di Amorim arrivano sul tavolo di Almstad — Director of Player Trading — e di Gardiner — Director of Football Intelligence. Queste due figure rappresentano il cuore analitico della struttura. Attraverso una rete di scout internazionale e l’utilizzo di database avanzati, algoritmi e strumenti di analisi statistica, il loro compito è quello di tradurre le richieste tecniche dell’allenatore in una lista concreta di profili da valutare.
I parametri analizzati non si limitano agli aspetti tecnici e tattici, ma includono anche valutazioni fisiche, caratteriali ed economiche: un approccio multi-dimensionale che riflette le tendenze più avanzate del football moderno, dove le decisioni sono sempre più supportate dalla tecnologia e dall’intelligenza dei dati.
Una volta stilata la lista, è Almstad a entrare in gioco nella sua funzione operativa: portare avanti le trattative con i procuratori e con gli altri club, aprendo i tavoli di negoziazione necessari a costruire la rosa.
Calvelli, Cardinale e Castelblanco: la dimensione economica e finanziaria
Nessuna trattativa può prescindere dall’aspetto economico. Ed è qui che entra in scena Massimo Calvelli, attuale CEO del club e amministratore delegato con potere di firma fino a 10 milioni di euro lordi. Per le operazioni che superano questa soglia, il via libera deve arrivare dal presidente Paolo Scaroni o direttamente da Gerry Cardinale, il proprietario americano del club.
A supporto della dimensione strategica e finanziaria si aggiunge anche Castelblanco, storico collaboratore di Cardinale nell’ambito finanziario e bancario, che porta nel comitato una prospettiva legata al mondo degli investimenti e della finanza strutturata.
Ibrahimovic: l’ultima parola spetta ancora a Zlatan
E infine, non si può non citare Zlatan Ibrahimovic. Il campione svedese, figura di riferimento per tutto il mondo rossonero, mantiene un ruolo attivo e formale all’interno del club: secondo quanto previsto dal suo contratto, Ibrahimovic deve esprimere il proprio parere sulle scelte relative alla prima squadra e al settore giovanile. Il suo ok è parte integrante del processo decisionale e può influenzare concretamente la chiusura — o meno — di una trattativa.
Una struttura ambiziosa, una sfida da raccogliere
In totale, il comitato tecnico coinvolge almeno otto figure chiave: Amorim, Almstad, Gardiner, il capo scout, Calvelli, Cardinale, Castelblanco e Ibrahimovic. Un modello di governance collettiva che punta a coprire ogni aspetto — tecnico, analitico, negoziale, economico e strategico — con specialisti dedicati.
Come ha spiegato recentemente anche chi ha analizzato il nuovo organigramma dirigenziale del Milan, si tratta di un modello inedito per il calcio italiano, ispirato alle strutture dei club anglosassoni e nordeuropei. La sfida è ora quella di dimostrare sul campo — e sul mercato — che questa innovazione organizzativa può davvero portare risultati. Il Milan ha tutte le carte in regola per farcela.






