Il Milan ha troppi giocatori: le cessioni sono urgenti
Il dato è sul tavolo, chiaro e incontrovertibile: il Milan si presenta all’alba della stagione 2025-26 con una rosa di 33 giocatori, un numero insostenibile rispetto al limite di 25 iscrizioni previsto dai regolamenti per i campionati. Almeno otto elementi dovranno lasciare il club rossonero entro la chiusura della finestra di mercato estivo, fissata ai primi di settembre.
Un nodo che, nonostante si conosca da settimane, non sembra ancora essere stato sciolto dalla dirigenza. A inizio agosto il mercato in uscita è praticamente fermo, e ogni giorno che passa rende la situazione più complessa: con altre squadre che attendono e osservano, il rischio concreto è di doversi accontentare di prestiti invece di cessioni a titolo definitivo, rinunciando così a risorse economiche importanti.
I nomi destinati all’uscita
Tra i giocatori per cui si cercano soluzioni di mercato, emergono profili ben identificabili. Yunus Musah, centrocampista americano che non ha mai convinto appieno, è uno di quelli che potrebbero fare le valigie. Stesso discorso per Fikayo Tomori, difensore centrale inglese che ha vissuto una stagione altalenante e non sembra rientrare nei piani del tecnico. Ruben Loftus-Cheek, altro centrocampista inglese già ai margini del progetto, è anch’egli in lista cessioni.
A questi si aggiunge la questione legata a Pervis Estupiñán, difensore per il quale si era parlato di un possibile accordo con l’Aston Villa. Un’opportunità che potrebbe essere sfumata: i Villans si sarebbero poi orientati su Marcos Ruggeri, il che rende ora più difficile trovare una sistemazione adeguata per il centrale serbo.
Il messaggio del derby: certi elementi non sono da Milan
La partita di Perth contro l’Inter — il derby terminato 1-1 — ha offerto indicazioni preziose anche sotto il profilo del mercato. Alcuni giocatori hanno confermato di non essere in linea con le richieste tattiche del tecnico Ruben Amorim, soprattutto nella fase difensiva e nella lettura del pressing avversario. Il primo tempo ha mostrato 20-25 minuti di buon calcio, con pressing organizzato e idee chiare, ma nella ripresa l’Inter ha preso il sopravvento, segnando su un errore difensivo che ha evidenziato le lacune di alcuni elementi della rosa.
La fase difensiva resta un cantiere aperto: in Serie A, dove ogni gol subìto può costare punti pesanti, il Milan non può permettersi disattenzioni sistematiche. L’allenatore ha riconosciuto che c’è ancora molto lavoro da fare su tutti i piani: palleggio, pressing e gestione del possesso palla sono i tre assi su cui si concentrerà la preparazione nelle prossime settimane.
Il mercato in entrata non basta: servono le uscite
La sessione estiva era partita con segnali incoraggianti: gli arrivi di Mario Gila e altri rinforzi avevano dato l’impressione di un Milan deciso e reattivo. Ma poi il lavoro si è rallentato, e la priorità ora è necessariamente spostata sulle cessioni. Come ricorda la dirigenza, il club di via Aldo Rossi non può procedere speditamente negli acquisti senza prima alleggerire una rosa che pesa — in termini numerici e di monte ingaggi.
Ce la farà il Milan a sistemare tutte le pedine entro inizio settembre? La risposta dipenderà dalla capacità della dirigenza di chiudere trattative che oggi sembrano ancora lontane dall’essere definite. Una cosa è certa: il tempo stringe, e i prossimi giorni saranno determinanti per il futuro della rosa rossonera.




