Il Milan verso una svolta: cambiamenti ai vertici indipendentemente dalla Champions
In casa Milan si parla sempre più concretamente di una rivoluzione strutturale. Non si tratta soltanto di un discorso legato alla qualificazione in Champions League, ma di un’esigenza profonda di riorganizzare la catena di comando del club. Che si arrivi o meno tra le prime quattro, il Milan non può e non deve restare fermo: gli ultimi anni hanno dimostrato che servono persone di calcio nei posti chiave, con competenze specifiche e una visione condivisa.
Furlani a rischio: l’amministratore delegato è sotto pressione
Il nome di Giorgio Furlani, attuale amministratore delegato del Milan, circola con insistenza nei corridoi come figura a rischio. Secondo indiscrezioni raccolte nelle ultime ore, qualcosa dovrebbe muoversi dopo la partita contro il Cagliari di domenica. Non è ancora chiaro se sarà Furlani stesso a fare un passo indietro o se sarà Jerry Cardinale, proprietario del club attraverso RedBird Capital, a decidere di apportare cambiamenti alla dirigenza. Quello che appare evidente è che la posizione dell’attuale AD non è granitica come in passato.
Ibrahimović verso i Mondiali USA: il Milan resta senza un punto di riferimento?
Zlatan Ibrahimović, figura apicale del Milan nella veste di Senior Advisor, è pronto a intraprendere un’avventura televisiva come commentatore ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti. Un impegno che potrebbe tenerlo lontano dal club per un mese, un mese e mezzo. È lecito chiedersi: con Ibra oltreoceano e Furlani potenzialmente depotenziato o fuori, chi guida davvero il Milan in uno dei momenti più delicati della sua recente storia?
La risposta a questa domanda è probabilmente il cuore del problema. Se si modifica la composizione delle figure apicali, significa che c’è volontà di cambiamento, e questo è già di per sé un segnale positivo. Come già analizzato in un recente approfondimento, la Champions League da sola non basta: serve una rivoluzione strutturale per riportare il Milan a vincere.
Il modello che il Milan deve perseguire
Il punto centrale è semplice nella sua enunciazione ma complesso nella sua realizzazione: servono uomini di calcio nei posti giusti. Un amministratore delegato con esperienza nel settore sportivo, un direttore sportivo capace e visionario, un allenatore che possa lavorare senza interferenze. Una struttura in cui i ruoli siano chiari, rispettati e funzionali al progetto sportivo. Non si chiede un miracolo, si chiede un modello di governance che altri club europei già adottano con successo.
Negli ultimi tre o quattro anni, secondo molti osservatori, le lotte intestine tra le diverse componenti della dirigenza hanno rallentato l’evoluzione del club sul mercato e nelle scelte tecniche. Le interferenze tra ruoli diversi, le sovrapposizioni nelle decisioni, hanno creato un ambiente che ha reso difficile la vita sia agli allenatori che ai giocatori.
Il cambio di proprietà resta il sogno, ma nel frattempo si può migliorare
Sul tema della proprietà, il dibattito resta aperto. Un cambio al vertice assoluto — ovvero l’uscita di RedBird a favore di nuovi investitori — è lo scenario che molti tifosi continuano a sperare, ma richiede un’offerta concreta e un processo che può richiedere mesi o anni. Come esplorato in precedenza su queste pagine, esistono scenari concreti che vedono la famiglia Ellison come possibile nuovo soggetto nell’azionariato rossonero. Nel breve termine, però, si può e si deve agire sulla struttura operativa: costruire una dirigenza autorevole, competente e coesa è il primo passo per restituire credibilità e ambizione al progetto Milan.






