Rangnick al Milan come dirigente: i dialoghi con Ibra vanno avanti
Il Milan si muove sul fronte dirigenziale e nelle ultime ore è emerso un nome che riporta alla mente pagine importanti — e controverse — della storia recente del club: quello di Ralf Rangnick. Secondo quanto trapelato, ci sarebbe stato un incontro diretto tra Zlatan Ibrahimovic e Gerry Cardinale per provare a convincere il tecnico tedesco ad assumere il ruolo di capo dell’area tecnica del Milan.
Un incarico di alto profilo, che non coincide con quello di allenatore in campo, bensì con una figura dirigenziale di vertice: responsabile dell’intero settore calcio, con supervisione sia sulla componente sportiva che su quella tecnica. Il dialogo è aperto, le parti stanno trattando e la pista, al momento, appare concreta e non va scartata.
Cosa chiederebbe Rangnick al Milan
Stando alle indiscrezioni, Rangnick avrebbe posto una condizione precisa: quella di poter scegliere autonomamente l’allenatore e lo staff da portare in rossonero. Una richiesta che, di per sé, testimonia la visione complessiva che il tecnico ha del proprio ruolo: non un semplice coordinatore, ma una figura con ampi poteri decisionali sull’intera struttura tecnica del club.
C’è però un nodo logistico rilevante: Rangnick è attualmente impegnato come commissario tecnico dell’Austria al Mondiale 2026, con i gironi fissati fino a fine giugno e un’eventuale qualificazione alle fasi successive che potrebbe tenerlo occupato fino a luglio. Difficile immaginare un avvio immediato del suo nuovo incarico con una tempistica simile, considerando la complessità e l’urgenza della situazione attuale in casa Milan.
Il precedente storico: Boban, Maldini e il «caso Rangnick» del 2020
Il nome di Rangnick riporta inevitabilmente la memoria al 2020-2021, quando la sua candidatura alla guida tecnica del Milan provocò uno scontro interno destinato a fare la storia. L’allora CEO Ivan Gazidis aveva avviato contatti con Rangnick scavalcando sia Paolo Maldini che Zvonimir Boban, quest’ultimo poi licenziato dopo aver rilasciato un’intervista pubblica in cui denunciava apertamente la situazione. Una vicenda che segnò profondamente il club e rimase impressa nella memoria dei tifosi.
A distanza di circa cinque anni, Rangnick potrebbe tornare prepotentemente nell’orbita rossonera, ma in un contesto completamente diverso: non più con la proprietà Elliott, bensì con RedBird Capital e Gerry Cardinale, con Ibrahimovic nel ruolo di intermediario e interlocutore privilegiato. Il calcio, si sa, è fatto di intrecci e ritorni inaspettati.
Milan, una società da ricostruire: le caselle ancora vuote
Il tema Rangnick si inserisce in un quadro societario che richiede risposte rapide. Il Milan si trova attualmente privo dei vertici dirigenziali apicali: manca un amministratore delegato, un direttore sportivo, un direttore tecnico e un allenatore. Quattro figure fondamentali che devono essere individuate, nominate e messe nelle condizioni di lavorare in sinergia in tempi brevi, con il mercato estivo alle porte.
Come riportato anche in precedenti approfondimenti, la ricerca di DS e AD è ancora lunga, tra rifiuti e un mercato già condizionato da paletti strutturali. Il lavoro da fare è tanto, ma la direzione sembra finalmente delinearsi. L’importante è che ogni scelta sia fatta con lungimiranza e con l’obiettivo di riportare il Milan ai vertici che gli competono.




