Il Milan e la ricerca dell’allenatore: un casting senza fine
La panchina del Milan è ancora vuota e i giorni passano. A oggi Glasner resta il candidato più accreditato, praticamente bloccato dalla dirigenza rossonera, ma la sensazione che aleggia intorno a Casa Milan è quella di un processo di selezione che stenta a trovare una direzione chiara. Nel frattempo, un nome torna ciclicamente nel dibattito: quello di Antonio Conte.
Perché Conte non è un’opzione per il Milan?
La domanda se la pongono in tanti, anche tra gli addetti ai lavori. Antonio Conte è un allenatore che ha vinto con Juventus, Inter e Napoli, tre club di Serie A, portando risultati immediati praticamente ovunque. Eppure il Milan non sembra averlo mai seriamente considerato. Il motivo? Non è difficile da intuire: l’ingaggio elevato, le pretese importanti sul mercato e soprattutto la sua abitudine a esprimere pubblicamente il proprio pensiero — anche in conferenza stampa — rappresentano elementi difficilmente conciliabili con la filosofia dell’attuale proprietà RedBird.
Conte è un allenatore che pretende un progetto chiaro, giocatori funzionali alla sua idea di calcio e, quando qualcosa non va, non si tira indietro dal dirlo. Una caratteristica che lo rende straordinario sul campo, ma complicata da gestire per una proprietà che privilegia la stabilità economica e la discrezione pubblica.
Perinetti: “Il Milan è in grande ritardo”
A fare il punto con lucidità è stato Giorgio Perinetti, storico dirigente del calcio italiano che conosce bene le dinamiche del nostro campionato. Le sue parole sono nette: il Milan è in grande ritardo. A questa altezza della stagione, una società così blasonata avrebbe già dovuto avere una struttura tecnica e dirigenziale definita. Non avere ancora né un allenatore né un direttore sportivo è una situazione che, per un club con la storia e l’ambizione dei rossoneri, risulta difficile da giustificare.
Perinetti ha aggiunto che, per la struttura che il Milan intende costruire, Conte sarebbe da prendere in seria considerazione e sarebbe sorprendente che non lo si stia già facendo. Un’analisi che in tanti, nel mondo del calcio, condividono sottovoce.
Un problema di filosofia, non solo di ingaggio
Il nodo centrale, in realtà, non è solo economico. Conte sceglie i calciatori in funzione di un progetto vincente e lo dice apertamente. Questo approccio — per quanto vincente sul campo — mal si sposa con una gestione orientata al controllo dei costi e alla valorizzazione delle risorse interne. Il Milan degli ultimi anni ha dimostrato di preferire profili tecnici più malleabili, anche a costo di risultati sportivi altalenanti.
Basti pensare alle ultime panchine: Fonseca, Lopetegui (mai arrivato), di nuovo Fonseca e poi Conceiçao. Un vorticoso cambio di nomi che non ha prodotto la stabilità tecnica necessaria per competere ai massimi livelli in Serie A e in Champions League.
Lo scenario attuale e le possibili svolte
Glasner rimane dunque la pista principale, con la trattativa che avanza in modo silenzioso. Ma finché non arriverà l’annuncio ufficiale, il dibattito — alimentato da voci, indiscrezioni e analisi come quella di Perinetti — continuerà. Il Milan ha bisogno di ritrovare un’identità, una guida tecnica forte e una visione chiara per il futuro. I tifosi rossoneri aspettano risposte concrete, e giugno è già inoltrato.




