La fine di una stagione, l’inizio di una riflessione
Maggio è il mese dei verdetti, nel calcio come nella vita. Al Milan mancano tre partite — contro Atalanta, Genoa e Cagliari — per chiudere una stagione che dirà molto sul futuro europeo del club: Champions League sì o no. Ma al di là del risultato sportivo immediato, è il momento di fare i conti con un ciclo che ha prodotto, purtroppo, numeri impietosi.
Quattro anni di gestione Furlani: il bilancio sportivo è negativo
Giorgio Furlani è diventato amministratore delegato del Milan nel dicembre 2022. A maggio 2026 siamo dunque vicini alla soglia dei quattro anni di gestione. In questo arco di tempo il Milan ha chiuso ogni stagione con un distacco di 15-20 punti dalla vetta della classifica di Serie A, portando a casa come unico trofeo una Supercoppa Italiana. Poca cosa per un club della storia e dell’ambizione del Diavolo.
Il bilancio sportivo è, oggettivamente, totalmente negativo. Non si tratta di accanimento, ma di dati concreti che parlano da soli. Tre bilanci finanziari in attivo di fila rappresentano certo un segnale di solidità economica, ma non possono essere l’unico metro di giudizio per un club di calcio che ha nel suo DNA la vittoria.
RedBird e Cardinale: i conti vanno bene, ma la passione dei tifosi?
Jerry Cardinale, proprietario del Milan attraverso RedBird Capital, ha sempre mantenuto un profilo molto basso: nessuna conferenza stampa, pochissime uscite pubbliche, una gestione silenziosa che potrebbe funzionare in qualsiasi altro settore industriale. Ma il calcio non è una qualsiasi altra industria.
Il calcio ha un carburante unico e insostituibile: la passione dei tifosi. E quella passione, in questi anni, ha mostrato crepe sempre più evidenti. Sempre più voci nella tifoseria rossonera raccontano di un senso di stanchezza, di distanza emotiva dalla squadra, di un legame che si sta assottigliando. Questo non è un dato trascurabile: perdere il cuore dei tifosi significa perdere l’anima stessa del club.
Un imprenditore davvero lungimirante — e Cardinale viene descritto come tale da più fonti — sa che i fatturati e i risultati sportivi non sono in contrapposizione: possono e devono convivere. Vendere i migliori giocatori — come Reinders e Theo Hernández — per tappare i buchi lasciati dall’assenza dalla Champions League è una mossa comprensibile sul piano finanziario, ma è anche la dimostrazione plastica di un circolo vizioso difficile da spezzare senza interventi strutturali.
Cosa ci si aspetta per il futuro del Milan
Il vero dirigente di calcio — quello che lascia il segno — è quello capace di coniugare sostenibilità economica e competitività sportiva. Non basta che i conti tornino: bisogna che la squadra torni a lottare per i grandi palcoscenici, per lo scudetto, per la Champions League. Il Milan è un club globale, con una storia che parla da sola, e i tifosi — in Italia e nel mondo — meritano di tornare a sognare in grande.
L’auspicio è che a fine stagione arrivino cambiamenti radicali al vertice del club, a partire dalla guida dirigenziale. Non si tratta di una critica fine a se stessa, ma della speranza concreta che chi ama il Milan possa tornare ad esultare non solo per una Supercoppa, ma per traguardi degni della sua grandezza storica.
Le ultime tre partite di campionato saranno importanti per capire se il Milan riuscirà almeno a qualificarsi alla prossima Champions League. Ma oltre al risultato di maggio, è l’estate 2026 che potrebbe davvero segnare un punto di svolta per il futuro del Diavolo.






