Milan ancora senza DS: tra improvvisazione e contraddizioni, il tempo stringe

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Una situazione che non si sblocca

A quasi un mese dall’annuncio del licenziamento dell’intera dirigenza sportiva rossonera, il Milan si ritrova ancora senza un Direttore Sportivo né un Direttore Tecnico. Un vuoto che pesa, e che rischia di rallentare in modo significativo la pianificazione del mercato estivo. Non si tratta di un dettaglio marginale: stiamo parlando del secondo club più titolato al mondo, un’istituzione calcistica riconosciuta a livello globale, che in questo momento naviga a vista sul fronte della governance sportiva.

L’idea: Kirovski e Gardiner in prima squadra

L’ultima novità che emerge dal mondo Milan riguarda la decisione, attribuita a Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimović, di promuovere Jovan Kirovski e Ben Gardiner — rispettivamente direttore tecnico del Milan Futuro e data analyst — a figure operative sulla prima squadra. Una scelta che nasce dall’esigenza di coprire rapidamente il vuoto lasciato dalla vecchia struttura dirigenziale.

Va ricordato che Gardiner è al Milan dal 2019, arrivato durante la gestione Elliott, mentre Kirovski ha maturato esperienza nel settore giovanile e nello scouting. Entrambi sono volti già noti all’interno del club, figure preparate nei loro ambiti specifici, che ora si troverebbero a dover operare su un palcoscenico ben più grande e complesso.

Accanto a loro, però, il Milan starebbe valutando l’inserimento di un Direttore Sportivo italiano, ancora non identificato né annunciato. Un nome che dovrà emergere presto, se si vuole dare un senso compiuto alla struttura.

Il nodo dei DS stranieri: un problema concreto

Una delle ragioni che spinge il Milan verso un profilo italiano è di natura strettamente regolamentare: i direttori sportivi stranieri, per poter firmare contratti in Italia, devono prima iscriversi all’apposito corso e ottenere l’abilitazione prevista dalla Federazione. Un processo che richiede tempo — un lusso che il mercato estivo non concede.

Questa realtà ha di fatto ridimensionato le ambizioni iniziali di Cardinale, che aveva dichiarato apertamente di voler puntare su profili internazionali, mostrando una certa diffidenza verso i dirigenti italiani. La realtà operativa, però, ha imposto una riflessione diversa, e la ricerca si è spostata anche verso nomi del panorama italiano. Tra i profili circolati, si è parlato anche di Daniele Pradè, ex Fiorentina, ma molte voci sono già state smentite o ridimensionate.

L’improvvisazione che preoccupa gli addetti ai lavori

A parlare chiaro è stato anche Roberto Bianchessi, ex dirigente del Milan, intervistato recentemente da Milan News: le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni. Secondo Bianchessi, manca un progetto tecnico definito, si procede per tentativi e senza una guida precisa. Un giudizio che fa eco alle preoccupazioni già espresse da procuratori e altri operatori del settore, che osservano la situazione con crescente stupore.

Il punto centrale resta quello della strategia di mercato: non si tratta solo di avere qualcuno che possa firmare i contratti — a questo potrebbe supplire anche il segretario generale Casper Calvelli — ma di costruire un piano chiaro in entrata e in uscita, intessere rapporti con agenzie e procuratori, riconoscere opportunità e valorizzarle nei tempi giusti. Un lavoro da professionisti esperti, che conosce centinaia di variabili e migliaia di dettagli.

E Amorim?

Circolano ipotesi anche sulla figura di Sérgio Amorim come punto di riferimento tecnico del progetto, sul modello del manager all’inglese. Ma un allenatore, per quanto preparato e visionario, non può sostituire la competenza specifica di un direttore sportivo o tecnico nella gestione delle trattative. Sono competenze diverse, complementari, non intercambiabili. Ne abbiamo già parlato in un approfondimento dedicato sul ruolo di Amorim in questa fase di transizione.

Il Milan merita di meglio

Siamo quasi a fine giugno 2026, il mercato è già nel vivo, le big europee si muovono con decisione e il Milan resta in attesa di trovare la propria bussola dirigenziale. La speranza dei tifosi rossoneri è che questa fase di incertezza si chiuda presto, con scelte decise e all’altezza del blasone del club. Il Milan ha le risorse, la storia e la passione per uscire da questo momento e tornare a essere protagonista: quello che serve ora è chiarezza, velocità e una visione condivisa. Il Diavolo sa come rialzarsi.

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