Milan, 91 operazioni in tre anni: il dato che fa riflettere
Nella discussione sempre più accesa intorno alla gestione del Milan targata RedBird, emergono dati che meritano un’analisi approfondita. Secondo un conteggio pubblicato da Milan News, nelle ultime tre stagioni il club rossonero ha effettuato la bellezza di 91 operazioni di mercato tra acquisti, cessioni, prestiti, fine prestiti e risoluzioni contrattuali. Un numero che, per quanto riguarda esclusivamente la prima squadra, non ha eguali tra i top club europei di pari livello.
Una rivoluzione all’anno: è davvero questa la strada?
Novantuno operazioni in tre anni significano, in media, oltre 30 movimenti per stagione. Tradotto: ogni anno il Milan ha sostanzialmente stravolto la propria rosa, senza mai costruire quella ossatura solida che contraddistingue le grandi squadre campionesse. I club vincenti — dall’Inter che ha dominato gli ultimi campionati, al Napoli che ha conquistato il tricolore in anni recenti — hanno puntato sulla continuità, su un gruppo di giocatori coeso e su interventi mirati sul mercato, non su rivoluzioni sistematiche.
Il Milan, al contrario, ha cambiato continuamente uomini, sistemi e gerarchie, senza che questo turbine di movimenti portasse a risultati concreti in Serie A. L’unico trofeo conquistato nel triennio è la Supercoppa Italiana, un risultato di per sé positivo ma certamente non sufficiente a soddisfare le ambizioni di un club della storia e del blasone del Diavolo.
Il distacco dalla vetta: oltre 50 punti in tre anni
I numeri sul mercato si intrecciano con quelli, altrettanto eloquenti, della classifica. Nelle ultime tre stagioni, il Milan ha perso circa 20 punti dal primo posto in ciascuna annata: un gap costante e preoccupante che, sommato, porta a un distacco complessivo di oltre 50 punti dalla vetta del campionato nel triennio. Un dato che fotografa con precisione chirurgica la distanza tra le ambizioni del club e la realtà del campo.
Nonostante i soldi spesi e quelli incassati — perché di risorse il Milan ne ha mosse, eccome — il ritorno sportivo è stato praticamente nullo in termini di lotta per il titolo. La sensazione, guardando dall’esterno, è che si sia trattato più di una gestione da Football Manager che di una pianificazione tecnica strutturata e di lungo respiro.
Il modello RedBird applicato al Milan: funziona?
Al centro del dibattito c’è inevitabilmente la figura dell’amministratore delegato Giorgio Furlani, arrivato a Casa Milan insieme alla proprietà americana di RedBird Capital Partners guidata da Gerry Cardinale. Il modello di gestione proposto dalla proprietà statunitense — più orientato alla valorizzazione degli asset, alla compravendita di calciatori e all’efficienza finanziaria — ha mostrato limiti evidenti quando applicato a un club con la storia, la tifoseria e le aspettative del Milan.
Non si tratta solo di cambiare un dirigente: la questione è più profonda e strutturale. Tuttavia, è innegabile che di fronte a 91 operazioni di mercato e zero titoli di peso, qualcosa nel processo decisionale vada rivisto. Il Milan ha il dovere di lottare per lo scudetto fino all’ultima giornata di campionato, non di ritrovarsi fuori dai giochi già a gennaio o febbraio.
La speranza — e la certezza di chi ama profondamente questi colori — è che questa analisi serva da punto di partenza per un cambiamento reale, concreto e duraturo. Il Milan ha tutte le potenzialità per tornare protagonista: il talento in rosa c’è, la passione dei tifosi è straordinaria. Serve solo una guida più solida e una visione più chiara.




