Il riassetto dirigenziale del Milan visto dagli ex rossoneri: Fuser, Galli e Serena a confronto

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Il riassetto dirigenziale del Milan continua a fare discutere. Dopo le novità che hanno ridisegnato l’organigramma societario del club rossonero, tre ex protagonisti in maglia rossonera hanno espresso pubblicamente il proprio punto di vista: Diego Fuser, Filippo Galli e Aldo Serena. Tre voci autorevoli, tre prospettive diverse, ma con un filo comune: la speranza che il Milan possa finalmente ritrovare stabilità e competitività.

Diego Fuser: “Speriamo funzioni”

Diego Fuser, centrocampista rossonero dal 1989 al 1992, ha commentato con toni cauti ma aperti: «Provano a fare il bene del club. Mi auguro sia la formula per far bene. Sono novità valide: se funzionano, tanto di cappello. Ibrahimovic è stato un grande giocatore, ma da dirigente le dinamiche cambiano. Vedremo se avrà voglia di adattarsi e fare tesoro degli errori.»

Un giudizio sospeso, quello dell’ex centrocampista, che riconosce il valore umano e sportivo di Ibrahimovic ma sottolinea come il ruolo da dirigente richieda competenze e un approccio completamente diverso rispetto a quello del calciatore. Il tempo sarà il giudice più severo.

Filippo Galli: “Una soluzione di ripiego, ma la linea orizzontale mi piace”

Più diretto e analitico il parere di Filippo Galli, storico difensore rossonero dal 1983 al 1996 e protagonista di alcune delle stagioni più gloriose della storia del club. Le sue parole non lasciano spazio a equivoci: «Sicuramente è una soluzione di ripiego. Mi piace l’idea di lavorare in team in modo orizzontale e senza gerarchie, però qualcuno deve prendersi le responsabilità finali. Lo dico ‘ripiego’ perché c’erano altre idee che non sono andate a buon fine. Nel recente passato, le intromissioni nell’area tecnica non hanno fatto bene al Milan. Mi auguro non sia più così, anche se non sarà facile. Ibrahimovic deve rispettare chi lavora nel club.»

Un’analisi lucida e condivisibile. Il modello di gestione orizzontale, senza un direttore sportivo esterno con pieni poteri, è una scommessa coraggiosa che può funzionare solo se tutti gli attori coinvolti lavorano nella stessa direzione — senza interferenze e con rispetto dei ruoli. Come già raccontato nelle analisi precedenti sul nuovo organigramma rossonero, la questione delle responsabilità è centrale.

Aldo Serena: “Amorim è la scelta più sensata”

Aldo Serena, ex attaccante rossonero, ha portato una riflessione più ampia, che guarda anche al futuro tecnico della squadra: «Sono manager e persone qualificate, non tutte forse con esperienza di calcio di altissimo livello. Non so se sapranno fare squadra e avere una linea comune, cosa che non è successa nella scorsa stagione.»

Serena ha poi parlato di Sérgio Amorim, il nuovo allenatore rossonero: «Mi sembra la scelta più sensata, va sostenuto soprattutto in caso di problemi iniziali.» Un appello alla pazienza e alla fiducia che risuona con forza, soprattutto in un momento in cui l’entusiasmo per l’arrivo del tecnico portoghese deve ancora trasformarsi in certezze concrete sul campo.

Tre voci, un messaggio comune: il Milan ha bisogno di unità

Al di là delle sfumature e delle singole posizioni, il denominatore comune nei commenti dei tre ex rossoneri è chiaro: il Milan ha bisogno di unità, chiarezza nei ruoli e rispetto delle competenze. La stagione appena conclusa ha mostrato i limiti di un sistema dove le linee di comando erano confuse e le responsabilità non definite.

Il nuovo organigramma, con Almstad al player trading e Amorim come ago della bilancia tecnica, è una scommessa che il club è chiamato a vincere. Gli ex campioni rossoneri ci credono — con le dovute riserve. E i tifosi, come sempre, ci sperano con tutto il cuore.

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