Chi lo conosce sa che Adriano Galliani non perde mai l’occasione per una battuta pungente, soprattutto quando si tratta dell’eterno rivale nerazzurro. Ed è andato esattamente così anche all’evento di Solomeo, dove l’ex amministratore delegato del Milan ha partecipato a una serata legata alla lista dei 100 del Golden Boy, ritrovandosi sul palco accanto a un altro grande nome del calcio italiano: Fabio Capello.
La notte di Atene e i ricordi rossoneri
La serata ha offerto spazio ai ricordi, e quale occasione migliore per rievocere una delle pagine più gloriose del Milan? Galliani e Capello hanno ripercorso la notte di Atene del 1994, quella finale di Coppa dei Campioni che vide il Milan di Arrigo Sacchi prima e poi quello capelliano dominare l’Europa con un calcio totale e irripetibile. Una vittoria che resta nell’immaginario collettivo di tutti i tifosi rossoneri e che rappresenta uno dei vertici assoluti nella storia dell’AC Milan.
Il dialogo tra i due ha riportato in vita aneddoti e sensazioni di un’epoca irripetibile, quando il Milan era sinonimo di eccellenza europea e Galliani ne era l’architetto silenzioso ma determinante. La sua capacità di costruire squadre vincenti, unita alla visione calcistica di Capello in panchina, aveva regalato al club meneghino stagioni indimenticabili.
La stoccata all’Inter: Calciopoli non si dimentica
Ma la serata non sarebbe stata completa senza il classico colpo di fioretto di Galliani verso l’Inter. Con la sua proverbiale ironia, l’ex dirigente rossonero ha ricordato a Capello — e a tutti i presenti — come i due scudetti vinti dal tecnico vicentino sulla panchina della Juventus siano stati revocati nell’ambito dello scandalo Calciopoli, con la conseguente riassegnazione dei titoli.
La battuta ha toccato un nervo scoperto: l’Inter, partendo dalla terza posizione in classifica all’epoca, si è ritrovata ad essere il primo beneficiario di quella stagione. Una dinamica che Galliani ha sintetizzato con il suo inconfondibile stile: «L’unico caso al mondo in cui il terzo diventa primo». Un affondo elegante ma preciso, che ha strappato sicuramente più di un sorriso tra il pubblico presente.
Del resto, il tema è caldo anche sul piano dei numeri: il Milan conta 19 scudetti nel proprio palmares, mentre l’Inter ne rivendica 21. Una differenza che rimane motivo di orgoglio interista e pungolo per i rossoneri, ma che Galliani — con la sua memoria storica e il suo fiuto per la battuta — sa sempre come rimettere in prospettiva.
Galliani, una leggenda sempre presente
Ciò che emerge da questa serata è l’immagine di un Galliani ancora vivo, presente, lucido e capace di rappresentare il mondo rossonero con autorevolezza. Non è un caso che il suo nome stia tornando a girare intorno al club in questi giorni: la sua esperienza, la sua rete di relazioni e il suo carisma restano asset rari nel panorama del calcio italiano. Un patrimonio che il Milan farebbe bene a non ignorare.



