Contestazione programmata contro la proprietà, non contro i giocatori
In vista del match contro l’Atalanta, una delle partite più importanti della stagione per la corsa alla qualificazione in Champions League, il mondo ultras e parte della tifoseria organizzata del Milan si prepara a una nuova forma di contestazione. Il bersaglio è chiaro e circoscritto: la proprietà Red Bird e l’amministratore delegato Giorgio Furlani. I giocatori, invece, saranno sostenuti e incitati per tutti e novanta i minuti di gioco.
È una distinzione fondamentale, quella che emerge dalle indiscrezioni delle ultime ore, e che vale la pena sottolineare con forza: la contestazione non è contro la squadra. I cori a favore del Milan ci saranno, il tifo non verrà meno, e i rossoneri potranno scendere in campo con il pieno supporto del loro pubblico. Una partita così delicata, in chiave europea, merita tutta l’energia possibile dai tifosi.
Una petizione che cresce: già 20.000 firme contro Furlani
Il malcontento della tifoseria non è certo una novità dell’ultima ora. Negli ultimi due anni si sono susseguiti diversi momenti di tensione tra il tifo rossonero e la dirigenza: dalla celebre scritta “Go home” realizzata sugli spalti con un coreografia a sfondo umano, alle manifestazioni sotto la sede del club a maggio scorso con cori contro Cardinale, Furlani, Ibrahimović e Scaroni, fino agli striscioni esposti a Casa Milan e a Milanello. Anche durante la festa per i 125 anni del Milan, tenutasi nel dicembre 2024, non mancarono voci di dissenso fuori dal locale che ospitava l’evento.
Nelle ultime ore, però, la protesta ha assunto una forma più strutturata e quantificabile: una petizione online che ha già superato le 20.000 firme, attraverso cui i tifosi chiedono ufficialmente le dimissioni di Giorgio Furlani dalla carica di amministratore delegato. Un segnale civile e democratico, che rappresenta la voce di una tifoseria che vuole essere ascoltata e che chiede un cambiamento al vertice del club.
Il tifo come diritto: protestare sì, ma con rispetto
È giusto ricordarlo: il tifoso ha tutto il diritto di esprimere il proprio dissenso, le proprie idee e i propri sentimenti nei confronti della proprietà e della dirigenza, purché lo faccia nei modi corretti e nel rispetto delle regole. Le proteste degli ultimi anni, nella maggior parte dei casi, si sono svolte civilmente. E questo va riconosciuto.
Quel che è altrettanto evidente è che, fino ad oggi, queste manifestazioni di dissenso non hanno prodotto grandi cambiamenti strutturali all’interno del club. Ma la pressione cresce, e con essa la speranza che il Milan possa imboccare finalmente una strada nuova, tanto sul campo quanto fuori.
Nel frattempo, l’obiettivo sportivo rimane prioritario: conquistare la qualificazione alla Champions League è fondamentale non solo per il prestigio sportivo, ma anche per le risorse economiche che ne deriverebbero e che risulterebbero decisive per impostare una sessione di calciomercato ambiziosa. La squadra deve fare la sua parte, e il tifo rossonero sarà lì a spingerla.




