Ultima chiamata prima della sosta internazionale. Il Milan si presenta a Marassi con sette assenti e due soluzioni tattiche pronte, frutto del lavoro certosino di Rúben Amorim sul campo di Milanello nelle ultime ore. L’allenatore portoghese ha testato personalmente due moduli diversi in allenamento, lasciando aperta la scelta fino alla vigilia.
Le assenze pesano: Pavlović, Gabbia e Tomori fuori
Il reparto difensivo è quello che soffre di più in questo momento. Strahinja Pavlović, pilastro della retroguardia rossonera e punto di riferimento per il gruppo, non ci sarà a causa di un attacco di colica, aggravato da un fastidio alla spalla che ne ha compromesso la preparazione. Insieme a lui mancheranno anche Matteo Gabbia e Fikayo Tomori: tre difensori centrali titolari in un colpo solo, una situazione che obbliga Amorim a reinventarsi.
Sul fronte degli altri indisponibili, restano fuori Samuel Chukwueze — operato di recente a Londra con rientro previsto non prima di febbraio — Alexis Saelemaekers e Ruben Loftus-Cheek. Risorse preziose che avrebbero potuto offrire ad Amorim maggiori rotazioni in un match che si preannuncia comunque ostico.
Prima soluzione: la difesa a tre più spregiudicata
La prima formazione testata dal tecnico portoghese prevede una difesa a tre composta da Mario Gila, Koni De Winter e Sankhoun Diawara. Una linea arretrata inedita, ma obbligata dalle assenze. Tra i pali resta il titolare inamovibile Mike Maignan.
Sulle corsie esterne si propone un centrocampo a cinque in fase difensiva: Diego Moreira a destra, Yunus Musah sulla fascia sinistra, con Adrien Rabiot, Luka Modrić in mezzo al campo. Davanti, Christian Pulisic agisce come trequartista a supporto dell’unica punta Gonçalo Ramos.
Una soluzione che si avvicina a un 3-5-2 ibrido, dove Pulisic può abbassarsi sulla linea della trequarti e Musah stringe verso il centro lasciando la fascia. Proprio questa flessibilità rende la formazione affascinante, seppur sperimentale: l’americano non è un terzino di ruolo, ma la sua duttilità atletica lo rende credibile in quel corridoio.
Seconda soluzione: il 4-4-1-1 più classico e collaudato
La seconda opzione è invece un più riconoscibile 4-4-1-1, con una linea difensiva a quattro in cui torna Pervis Estupiñán come terzino sinistro — avrebbe vinto il ballottaggio su Davide Bartesaghi — affiancato da Gila, De Winter e Diawara davanti a Maignan.
A centrocampo Diego Moreira, Yunus Musah, Luka Modrić e Christian Pulisic formano la linea mediana. Alle spalle dell’unica punta Gonçalo Ramos agisce Adrien Rabiot nel ruolo di trequartista basso. In questa soluzione Alphadjo Cissé partirebbe dalla panchina, con Musah che ricopre la sua posizione naturale di centrocampista centrale al fianco di Modrić.
Musah, il jolly di Amorim
In entrambe le soluzioni tattiche, Yunus Musah emerge come la pedina più versatile dell’intero scacchiere. Il centrocampista americano è stato utilizzato da Amorim come terzino sinistro, terzino destro, centrocampista centrale e persino esterno destro nel corso della stagione. Una duttilità che lo rende fondamentale nelle rotazioni, specie in momenti di emergenza come questo, e che testimonia la sua crescita nella gestione del campo.
Quale formazione sceglierà Amorim?
Secondo le indicazioni emerse dagli allenamenti, la formazione con difesa a tre e Musah sulla fascia sinistra sarebbe stata quella utilizzata più a lungo durante le sedute, il che potrebbe suggerire una certa preferenza del tecnico per quella soluzione. Tuttavia, Amorim è noto per decidere solo all’ultimo, e non è da escludere un cambio in extremis.
Quel che è certo è che il Milan scenderà in campo con l’obiettivo di portare a casa i tre punti, chiudere il mini-ciclo pre-sosta nel migliore dei modi e rispondere con i fatti dopo la sconfitta interna con il Ferencváros in Europa League. La risposta deve arrivare dal campo, e Amorim lo sa bene.




