In una squadra la totalità degli elementi che la compongono dovrebbe avere un obiettivo comune e unico. Un semplice accrocchio improvvisato di giocatori, preparatori e amministratori, non può andare avanti a lungo termine.
Il Milan in questo momento può essere considerato una squadra? Probabilmente no, perché la sconfitta col Sassuolo non è stato tanto un naufragio tecnico-tattico, quanto di atteggiamento. Ieri i giocatori sembravano delle pecore spaesate, senza alcuna idea di dove andare o cosa fare. Sembrava che non ci fosse una logica nelle giocate e non ci fosse abbastanza convinzione in quello che si stava facendo per trasmettere forza nelle gambe.
Allegri allo stremo
È chiaro che questi ragazzi abbiano bisogno di una guida, che a sua volta non può fare tutto da solo. Allegri, per quanto preparato nel suo mestiere, sta visibilmente iniziando a soffrire questa situazione. È impensabile vedere un allenatore che ha vinto 9 scudetti in 10 anni mettersi a piangere a fine partita dopo aver perso 2-0 con una squadra che l’anno scorso stava in Serie B.
Questo accade perché non c’è solidarietà nei suoi confronti: non tanto da parte dei tifosi, liberi di vivere questa situazione come meglio credono, quanto da parte di chi sta subito sopra di lui in società. E senza solidarietà, non c’è coesione d’intenti. Quindi, se c’è veramente interesse nei confronti di questo allenatore e di questi giocatori, bisogna iniziare a dimostrarlo con i fatti, non con interviste preparate in cui si ribadisce chi comanda al Milan.
Un futuro a rischio
Se invece, come temo, non c’è interesse per il futuro di questa squadra, allora, cari tifosi rossoneri, siamo condannati. Perché così non si va avanti.




