Addio Capitano: Franco Baresi ci ha lasciati a 66 anni

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Il calcio italiano e il mondo rossonero si fermano di fronte a una perdita immensa. Franco Baresi, il Capitano, il simbolo più autentico e puro dell’AC Milan, ci ha lasciati all’età di 66 anni dopo una lunga e coraggiosa battaglia contro la malattia. Uno di quei momenti in cui le parole sembrano sempre insufficienti, eppure è necessario provarci — per lui, per i tifosi, per chiunque abbia amato il calcio vero.

Una leggenda oltre i confini del Milan

Definire Franco Baresi semplicemente un grande calciatore sarebbe riduttivo. Il numero 6 rossonero è stato, e resterà, uno dei difensori più forti, eleganti e completi nella storia del calcio mondiale. Un professionista esemplare, capace di incarnare valori che vanno ben al di là del rettangolo verde: lealtà, umiltà, dedizione, rispetto. Non a caso il Milan ha ritirato il suo numero in suo onore — un gesto rarissimo, destinato solo ai simboli eterni.

Nel corso della sua straordinaria carriera, tutta vissuta in rossonero, Baresi ha conquistato sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni/Champions League, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe Europee e molto altro ancora. Ma ha anche condiviso con la sua squadra momenti difficili, come la retrocessione in Serie B nel 1980: e anche allora non abbandonò la nave. Rimase. Perché per lui il Milan non era un trampolino di lancio, era casa.

Il Capitano oltre il campo: l’uomo prima del mito

Quello che ha reso Franco Baresi davvero unico, però, non erano soltanto i trofei o le prestazioni da antologia. Era il modo in cui si relazionava con le persone, la sua disponibilità genuina, la semplicità con cui affrontava ogni incontro. Un uomo che, nonostante la fama planetaria, non si è mai lasciato sopraffare dal mito di sé stesso. Umile, diretto, sempre con il sorriso. Un patrimonio umano prima ancora che sportivo.

Il Corriere dello Sport, in occasione dei suoi 60 anni, pubblicò un’intervista esclusiva che ripercorse la sua carriera, le vittorie con Arrigo Sacchi e Fabio Capello, il rapporto con Paolo Maldini e con un Milan che ha segnato un’epoca intera. Parole che oggi risuonano con un peso ancora più grande.

La malattia, la lotta e le ultime apparizioni

Circa un anno fa, la notizia aveva scosso il mondo rossonero: nodi ai polmoni scoperti durante una visita di routine. Un colpo durissimo, inaspettato. Baresi si era subito sottoposto a un intervento chirurgico nell’estate 2024, e la sua determinazione — quella stessa che lo aveva reso imbattibile in campo — sembrava poter avere la meglio anche stavolta.

A dicembre 2024 aveva fatto una toccante apparizione a San Siro, con il cappellino in testa, il sorriso caloroso di sempre. Sembrava un segnale di rinascita, una vittoria ancora. Poi, a febbraio 2026, era apparso come tedoforo alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina insieme a Giuseppe Bergomi: immagini emozionanti, ma che raccontavano anche di un fisico provato, di un uomo che stava lottando con tutte le sue forze.

Nelle settimane successive le sue condizioni si erano progressivamente aggravate. Come già riportato in un precedente articolo su CasaMilan.it, il club aveva preso pubblicamente le distanze da alcune voci premature, ma la situazione era rimasta delicata. Gli ultimi giorni li ha vissuti circondato dagli affetti della sua famiglia, a cui va il pensiero più sincero e il cordoglio più profondo.

Il segno che il tempo non potrà mai cancellare

Nel libro che Baresi aveva scritto e che tanti tifosi conservano gelosamente, si legge una frase che oggi assume un significato ancora più potente:

«Mentre l’universo continua ad espandersi e il mondo a girare, mi conforta sapere di aver lasciato il mio segno dove il tempo non potrà mai arrivare.»

Aveva ragione, come sempre. Franco Baresi ha lasciato il segno: in ogni milanista, in ogni appassionato di calcio, in ogni angolo del mondo dove si è parlato di questo sport. La sua leggenda non conosce confini geografici né generazionali.

Il numero 6 — ritirato per sempre dal Milan, tatuato nell’anima di chi ha vissuto quegli anni meravigliosi — sventolerà per sempre sulla bandiera rossonera. Ironia del destino, quasi un sigillo poetico: se n’è andato a 66 anni, quel doppio sei che ha accompagnato tutta la sua vita.

Ciao Capitano. Grazie per tutto.

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