L’avventura di Igli Tare al Milan è ufficialmente agli sgoccioli. L’ex direttore sportivo della Lazio non farà parte del progetto rossonero nella prossima stagione, diventando così il primo nome ufficialmente fuori dalla riorganizzazione interna che il club sta portando avanti in vista del futuro.
Un anno e poi l’addio
Quella di Tare in rossonero è stata un’esperienza breve, durata poco più di dodici mesi. Durante il suo mandato ha lavorato sia sul fronte delle entrate che delle uscite, cercando di costruire una rosa competitiva. Tuttavia, alcune operazioni di mercato non hanno prodotto i risultati sperati: su tutte, gli acquisti di Christopher Nkunku e Ardon Jashari, per un investimento complessivo vicino ai 75 milioni di euro, si sono rivelati al di sotto delle aspettative.
Non solo colpe di Tare: il quadro interno è più complicato
Sarebbe però riduttivo — e probabilmente ingiusto — attribuire all’ex ds tutto il peso dei risultati deludenti. Secondo quanto emerso, Tare non ha mai goduto di piena autonomia decisionale all’interno del club. Più volte è stato scavalcato nelle decisioni operative, e in alcune circostanze le operazioni di mercato sono state condotte senza il suo coinvolgimento diretto.
Il caso più emblematico riguarda la sessione invernale di trasferimento: a Tare e ad Allegri veniva comunicato che non c’erano risorse economiche disponibili per intervenire sul mercato. Tanto che il dirigente aveva già chiuso, già a dicembre, l’acquisto di Niclas Füllkrug — parametro zero, quindi senza costi aggiuntivi per le casse rossonere. Poi, a fine gennaio, sono comparsi improvvisamente circa 30 milioni di euro per un’ulteriore operazione, portata avanti direttamente da Giorgio Furlani, senza alcun passaggio con il direttore sportivo. Un cortocircuito gestionale difficile da ignorare.
Il capro espiatorio di una stagione difficile
In questo contesto, Tare appare più come il primo sacrificato di una stagione che non ha rispettato le aspettative, piuttosto che il principale responsabile del fallimento. Se le cose fossero andate bene, il merito sarebbe stato condiviso da tutti. Poiché le cose sono andate male, qualcuno doveva pagare il conto. E quel qualcuno, almeno per ora, è Tare.
Volendo ragionare per quote di responsabilità, il quadro sarebbe molto più distribuito: tra Giorgio Furlani, Zlatan Ibrahimovic e la proprietà rappresentata da Gerry Cardinale, ci sarebbero responsabilità ben più pesanti di quelle attribuibili al solo ex ds.
Il Milan guarda avanti, ma per farlo davvero sarà necessario un’analisi onesta e profonda di tutto ciò che non ha funzionato in questi anni. Il primo passo è stato fatto: ora si attende di capire cosa succederà agli altri protagonisti del management rossonero.






