Il Milan cerca un allenatore: i nomi in gioco
Sono passati quasi dieci giorni dagli esoneri collettivi che hanno travolto la dirigenza e la panchina del Milan, eppure il nome del nuovo allenatore non è ancora stato annunciato. Un silenzio che pesa, che alimenta incertezza e che sta diventando sempre più difficile da giustificare con la necessità di “prendersi il tempo necessario”.
I profili circolati con più insistenza nelle ultime settimane rimangono quelli di Ralf Rangnick, Oliver Glasner e Mauricio Pochettino. Tre nomi molto diversi per storia, filosofia di gioco e profilo professionale. Come raccontato anche nelle nostre pagine, la ricerca dell’allenatore si sta complicando più del previsto.
Cardinale e il «modello Fabregas»: un’idea rimasta tale
A rendere ancora più intricata la situazione ci ha pensato lo stesso Gerry Cardinale. In un recente incontro con alcuni giornalisti, il proprietario del Milan aveva dichiarato di voler puntare su un allenatore «alla Fabregas», evocando il profilo innovativo e giovane dello spagnolo che alla guida del Como ha costruito un progetto tecnico ambizioso e riconoscibile.
Il problema è che nessuno dei candidati attualmente sul tavolo — né Rangnick, né Glasner, né tantomeno Solskjaer — si avvicina minimamente a quel tipo di profilo. Rangnick è un teorico del calcio di pressione ad alto ritmo, Glasner è un tecnico esperto ma di tutt’altra scuola, Pochettino ha una storia importante ma distante dal calcio “giovane e propositivo” evocato da Cardinale.
Due le letture possibili: o quella dichiarazione era un contentino gettato in pasto alla stampa e all’opinione pubblica, senza che dietro ci fosse una reale strategia tecnica; oppure — e questa è l’ipotesi più preoccupante — Cardinale non ha una conoscenza approfondita del calcio dal punto di vista tecnico e tattico, e quella citazione di Fabregas era semplicemente un nome noto usato come riferimento generico.
Il triangolo del potere: Cardinale, Calvelli e Ibrahimovic
La vera domanda che circola negli ambienti vicini al club è: chi ha davvero il potere di decidere? Oggi al vertice del Milan si trovano tre figure molto diverse tra loro.
- Gerry Cardinale, il proprietario, che però sembra muoversi con una visione non sempre coerente con la realtà calcistica.
- Calvelli, il possibile nuovo CEO, il cui profilo professionale è legato al mondo del tennis. Una carriera di tutto rispetto, ma che solleva interrogativi legittimi sulla capacità di orientarsi nelle dinamiche specifiche del calcio professionistico.
- Zlatan Ibrahimovic, senior advisor di RedBird, che due anni fa aveva già guidato la sua «rivoluzione» portando prima Fonseca e poi Conceição, con un mercato che non ha prodotto i risultati sperati.
L’ipotesi che prende sempre più corpo — e che paradossalmente potrebbe rivelarsi la più sensata — è che il Milan decida di affidarsi completamente a Ralf Rangnick, dandogli carta bianca su ogni scelta tecnica e di mercato. Il tedesco vanta oltre trent’anni di esperienza nel calcio europeo, ha costruito progetti solidi al Lipsia e al Salisburgo e sa come rifondare un club. Il nodo, però, rimane la sua disponibilità: impegnato con l’Austria ai Mondiali 2026, non sarebbe libero prima di metà luglio, con tutto ciò che questo comporta in termini di ritardo nelle operazioni di mercato.
L’altra variabile è la disponibilità di Ibrahimovic a fare davvero un passo indietro: la sua personalità ingombrante e la naturale tendenza a occupare il centro della scena rappresentano un fattore che andrà gestito, qualunque sia la soluzione finale che il club sceglierà di adottare.






