La settimana della svolta: il Milan deve accelerare
Con un ritardo evidente rispetto alla quasi totalità delle altre squadre di Serie A già attive sul mercato e nelle scelte tecnico-dirigenziali, il Milan si appresta ad affrontare quella che potrebbe essere la settimana più importante dell’estate rossonera. Entro l’8 giugno, il club di Via Aldo Rossi dovrebbe imprimere una svolta decisa sia sul fronte del nuovo allenatore sia su quello del direttore sportivo, due figure che mancano da troppo tempo e che stanno frenando ogni pianificazione seria in chiave calciomercato.
La situazione è nota: dopo la lunga attesa che ha caratterizzato le ultime settimane, con il club che ha cambiato più volte versione sui tempi di una decisione definitiva, ora è il momento di passare ai fatti.
Oliver Glasner: il profilo che piace a Cardinale
Il nome più caldo per la panchina rossonera è quello di Oliver Glasner, tecnico austriaco classe 1974, reduce da un’esperienza importante sulla panchina del Crystal Palace in Premier League, dove ha conquistato tre trofei dimostrando capacità tattica e carattere nei momenti difficili. Glasner è un allenatore moderno, capace di lavorare con rose di media fascia e portarle a competere ad alto livello, qualità che si adattano perfettamente al progetto di rilancio che il Milan ha in mente.
Ciò che rende interessante la sua candidatura è che Glasner piace a Gerry Cardinale indipendentemente dalla questione Rangnick. In una fase iniziale si era ipotizzato che l’allenatore austriaco potesse arrivare in rossonero come parte di un pacchetto legato a Ralf Rangnick, ma ora le due trattative sembrano essersi separate: anche senza Rangnick, Glasner potrebbe comunque approdare a Milanello.
Rangnick: carta bianca totale o niente Milan
Il capitolo Rangnick resta uno dei più intricati di quest’estate rossonera. Il tecnico e dirigente tedesco — noto per il suo approccio rivoluzionario al calcio e per aver lanciato la carriera di grandi allenatori come Klopp e Nagelsmann — ha fatto sapere di essere disponibile a sbarcare a Milano nel ruolo di direttore tecnico, ma a una condizione imprescindibile: carta bianca totale sulle scelte tecniche e di mercato.
Una richiesta che inevitabilmente si scontra con la struttura di potere già presente all’interno del club, in particolare con il ruolo ibrido di Zlatan Ibrahimović, che è allo stesso tempo consigliere, volto del club e socio di RedBird Capital Partners. La risposta definitiva di Gerry Cardinale è attesa proprio nel corso di questa settimana cruciale.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la Federazione calcistica austriaca, che sta tentando in ogni modo di trattenere Rangnick offrendogli un rinnovo del contratto da commissario tecnico della nazionale. Il nodo Austria rimane uno degli ostacoli principali sulla strada che potrebbe portare il manager tedesco in rossonero.
Glasner e Rangnick: percorsi separati
Il punto chiave da sottolineare, e che cambia le prospettive in modo significativo, è che Glasner e Rangnick non sono vincolati l’uno all’altro. Nelle scorse settimane si pensava a un pacchetto unico: Rangnick come direttore tecnico, Glasner come allenatore di campo. Oggi, invece, le dinamiche sembrano essersi evolute in modo indipendente, aprendo scenari diversi:
- Scenario A: Rangnick accetta le condizioni del Milan → Glasner potrebbe essere il suo allenatore designato.
- Scenario B: Rangnick rinnova con l’Austria o non trova accordo → Glasner arriva comunque, con un altro profilo dirigenziale a fare da DS.
La struttura societaria: il vero problema da risolvere
Al di là dei nomi, resta sul tavolo la questione più urgente e strutturale: il Milan ha bisogno di una dirigenza forte, coesa e con ruoli chiari. Senza questa base solida, anche il miglior allenatore disponibile rischia di trovarsi in difficoltà al primo imprevisto. La storia recente lo ha dimostrato: sia Paulo Fonseca che Massimiliano Allegri — tecnico navigato, con esperienze di vertice in Serie A e già passato dal Milan — hanno pagato le conseguenze di un ambiente instabile, segnato da conflitti interni e mancanza di chiari riferimenti dirigenziali.
Costruire una struttura vincente è la priorità assoluta: l’allenatore giusto, il direttore sportivo giusto e una catena di comando rispettata da tutti. Solo così il Milan potrà tornare a competere ai massimi livelli in Serie A e in Europa, nel segno di quella tradizione che Braida, Maldini e tanti altri hanno contribuito a rendere immortale.






