Sono passati ormai dodici giorni dall’esonero di Massimo Allegri — avvenuto il 25 maggio — insieme a quello di Tare, Moncada e Furlani, e il Milan è ancora fermo al palo: nessun allenatore, nessun amministratore delegato, nessuna dirigenza operativa. Eppure, a quanto trapela dagli ambienti rossoneri, la parola d’ordine sarebbe diventata una sola: calma.
La versione che cambia: dai 7-10 giorni all’orizzonte indefinito
Pochi giorni fa, precisamente il 25 maggio, Gerry Cardinale si trovava in un hotel nel centro di Milano, dove ha incontrato un ristretto gruppo di giornalisti selezionati dal club. In quell’occasione, il patron di RedBird aveva assicurato che la scelta del nuovo tecnico sarebbe arrivata entro 7-10 giorni. Una promessa che oggi, alla luce dei fatti, suona già come un lontano ricordo.
Il Milan ha fatto passare un nuovo messaggio tramite gli stessi giornalisti di riferimento: «Non c’è fretta. È meglio prendere una decisione con più calma che una decisione avventata. Meglio qualche giorno in più che una scelta sbagliata.»
Un cambio di narrativa evidente, che tradisce — almeno in parte — la difficoltà reale del club nel trovare una figura tecnica disposta ad accettare le condizioni attuali di una società in piena transizione e senza una struttura dirigenziale definita.
La situazione in casa rossonera: un cantiere aperto
Il quadro interno al Milan è quanto mai complesso. All’interno del club operano di fatto solo tre figure: Gerry Cardinale, Zlatan Ibrahimovic e Giorgio Calvelli. Tutti i ruoli apicali della dirigenza sono ancora da assegnare, e la sensazione è che molti profili abbiano già declinato l’invito, consapevoli delle difficoltà di lavorare in un contesto così instabile.
La verità, al netto delle comunicazioni ufficiali, è che la proprietà sembra aver sottovalutato la complessità dell’operazione: trovare un allenatore di profilo internazionale, disposto a raccogliere una squadra da ricostruire quasi integralmente, in un club che in questo momento non ha né un direttore sportivo né un CEO operativo, si è rivelato un compito ben più arduo del previsto. Come riportato in precedenza, la proprietà si è affidata a degli head hunters per la ricerca di figure chiave, un segnale che conferma quanto il percorso sia ancora lungo.
Pochettino o Glasner: la sfida per la panchina rossonera
Sul fronte nomi, il ballottaggio principale sembra essere tra Mauricio Pochettino, attuale commissario tecnico della nazionale statunitense, e Oliver Glasner, il tecnico austriaco reduce dall’esperienza al Crystal Palace. In questo momento, secondo le informazioni che circolano negli ambienti vicini al club, Glasner sarebbe in vantaggio.
L’ipotesi Glasner sarebbe percorribile anche in modo indipendente dall’eventuale arrivo di Ralf Rangnick come figura dirigenziale, uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava invece inscindibile. Proprio Rangnick, del resto, resta un capitolo aperto: il tecnico tedesco ha avuto colloqui con il Milan, ma la sua risposta definitiva — attesa entro i primi giorni della prossima settimana — dovrà tenere conto anche delle proposte della Federazione calcistica austriaca, che non ha ancora rinunciato a trattenerlo.
Un’estate che si preannuncia lunga e decisiva
Nel frattempo, il mercato resta congelato. Senza una dirigenza operativa e senza un allenatore, è impossibile pianificare acquisti e cessioni in modo strutturato. Tanti giocatori potrebbero lasciare Milanello, e Rafael Leão continua ad alimentare voci di mercato con dichiarazioni che guardano altrove, come già riportato nelle ultime settimane.
L’auspicio è che Cardinale e il suo entourage — che secondo quanto riportato starebbe girando personalmente l’Europa per incontrare potenziali allenatori — riescano presto a chiudere la vicenda tecnica, rimettendo in moto la macchina rossonera. Il Milan ha tutte le risorse e la storia per reagire: serve solo la giusta guida per farlo al più presto.






