Milan nel caos dirigenziale: senza DS, senza AD e senza allenatore. I tifosi chiedono risposte

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Un vuoto di potere che pesa

Giugno è nel vivo, il calcio estivo entra nel vivo e il Milan è ancora senza una guida. Nessun direttore sportivo, nessun amministratore delegato, nessun allenatore. Una situazione inedita per un club della storia e dell’ambizione rossonera, che lascia aperta una sola domanda: quando arriveranno le risposte?

La notizia è che, per il momento, non ci sono notizie. E questo, nel mondo del calcio, è già di per sé una notizia preoccupante. Come sottolineato anche dall’ex dirigente Giorgio Perinetti, il Milan è in grande ritardo su tutto e non è concepibile, per una società così blasonata, non avere ancora una struttura tecnica e dirigenziale definita a questa altezza della stagione.

Il confronto con la Juventus

Basta guardare cosa sta facendo la concorrenza per capire il contrasto. La Juventus, ad esempio, ha recentemente completato un avvicendamento dirigenziale in meno di 24 ore: accompagnato il vecchio amministratore delegato alla porta e annunciato il nuovo. Una decisione netta, presa con piano chiaro e tempistiche definite. Si può non condividere la scelta, ma la rapidità e la chiarezza del processo parlano da sole.

Al Milan, invece, tutto sembra in attesa. La proprietà RedBird e Gerry Cardinale sembrano orientati a prendersi tutto il tempo necessario — e forse anche qualcosa in più — affidandosi a cacciatori di teste, algoritmi e dati statistici per orientare le scelte. Un metodo che può avere una sua logica, ma che mal si sposa con le urgenze del calcio d’élite e soprattutto con le aspettative di una tifoseria sempre più insofferente.

La mancanza di un’identità

C’è un aspetto che va oltre la semplice gestione operativa: il Milan ha perso la propria identità. Nei momenti di difficoltà del passato — anche nell’era Yonghong Li, quando i problemi finanziari erano all’ordine del giorno — c’era sempre una figura a cui aggrapparsi. Quando Elliott subentrò alla gestione del club, arrivarono Leonardo e Paolo Maldini, e nonostante la fretta, quella estate portò nomi importanti e soprattutto un’idea chiara di Milan.

Oggi manca tutto questo. Non c’è una figura di riferimento, non c’è un volto riconoscibile che incarni i valori rossoneri. La proprietà sembra voler riscrivere il club da zero, tagliando con il passato e costruendo qualcosa di diverso. Un approccio legittimo, ma che richiede tempi e metodi che, a oggi, non sembrano essere quelli giusti.

La preoccupazione dentro Casa Milan

Fonti interne raccontano di una certa tensione all’interno della struttura rossonera. La situazione è percepita come critica a più livelli, eppure la narrativa che arriva dall’alto è quella della tranquillità: nessuna fretta, l’importante è fare la scelta giusta. Ma perdere settimane per poi sbagliare comunque non sarebbe certo una consolazione per nessuno.

Il rischio concreto — come già evidenziato in precedenza su queste pagine parlando dei Mondiali che rallentano il mercato — è quello di arrivare all’inizio della stagione ancora in costruzione, senza le basi per competere.

Cosa serve al Milan per ripartire

La risposta è semplice quanto complessa da attuare: decisioni rapide, chiare e coraggiose. Un direttore sportivo capace di muoversi sul mercato, un amministratore delegato che dia una visione strategica al club e un allenatore che sappia costruire qualcosa di solido. Tre figure che devono parlarsi, lavorare in sintonia e avere un mandato chiaro dalla proprietà.

Il Milan ha tutte le risorse per farlo. Ha una storia unica, una tifoseria appassionata in tutto il mondo e un brand tra i più riconoscibili del calcio globale. Serve solo la volontà di mettere tutto questo a sistema, in fretta. I rossoneri meritano di più.

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