Il Milan si trova ancora una volta a fare i conti con una situazione dirigenziale tutt’altro che definita. A metà giugno, con il calciomercato estivo già nel vivo, il club rossonero non ha ancora una struttura sportiva completa: niente direttore tecnico, niente direttore sportivo. Un ritardo che pesa e che rischia di condizionare l’intera estate di mercato.
Prima l’allenatore, poi il resto: il metodo che divide
La filosofia adottata da Gerry Cardinale in casa Milan appare, almeno agli occhi degli osservatori, invertita rispetto alle pratiche più consolidate nel calcio moderno. Normalmente un club struttura la propria dirigenza partendo dall’alto: prima il CEO, poi il direttore tecnico, poi il direttore sportivo e infine l’allenatore. A Milanello sembra funzionare al contrario: si parte dall’allenatore — con Sérgio Conceição prima e ora con l’arrivo di Rúben Amorim — e poi si lavora per costruire la dirigenza attorno a lui.
Un approccio che crea inevitabilmente dei corti circuiti: chi arriverà a gestire il mercato partirà con settimane di ritardo rispetto ai colleghi degli altri club, dovrà prima conoscere l’organizzazione interna, costruire rapporti con i procuratori, interfacciarsi con lo staff tecnico. Tempo prezioso che in estate vale oro.
Thiago Pinto dice no: il Milan cerca ancora il suo uomo
Secondo quanto riportato dal giornalista Gianluca Di Marzio, nelle scorse settimane il Milan avrebbe tentato un approccio anche con Thiago Pinto, ex direttore sportivo della Roma e attualmente impegnato in Premier League con il Burnley. Un profilo di esperienza internazionale, con un passato nel calcio italiano e un rapporto consolidato con agenti e club europei. La risposta, però, è stata un no deciso.
Il rifiuto di Pinto allarga ulteriormente il perimetro della ricerca. Il Milan si trova ora a dover ricominciare il proprio casting per almeno due figure chiave: un direttore tecnico e un direttore sportivo. Figure che dovranno lavorare in sinergia con Amorim, costruendo una rosa competitiva in tempi strettissimi.
Un ritardo che pesa sul mercato e sulla rosa
Le conseguenze pratiche di questa situazione rischiano di essere significative. Ci sono giocatori in bilico, trattative da avviare o da chiudere, rinnovi da discutere. Senza una guida sportiva definita, ogni decisione rallenta. E in un calcio dove le finestre di mercato si aprono e si chiudono rapidamente, ogni giorno perso è un’opportunità in meno.
La speranza è che il Milan riesca a chiudere quanto prima questo capitolo e a mettere in campo una dirigenza solida, capace di dare al progetto Amorim le basi strutturali necessarie. Il nodo della governance rossonera va sciolto al più presto: il futuro del Milan passa anche — e soprattutto — dalle scelte che verranno fatte nelle prossime ore.






