Almstad torna protagonista al Milan: le parole di Boban e i dubbi sul nuovo organigramma

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Nelle ultime ore sono tornate prepotentemente di attualità le dichiarazioni di Zvonimir Boban su Hendrik Almstad, la figura che la proprietà RedBird ha scelto per ricoprire il ruolo di responsabile del player trading del Milan. Un ritorno in scena che non è passato inosservato, soprattutto alla luce di un passato che i tifosi rossoneri ricordano bene.

Chi è Almstad e perché fa discutere

Hendrik Almstad non è un nome nuovo in casa Milan. Era già presente durante la gestione della proprietà Elliott, quando Maldini e Boban ricoprivano ruoli dirigenziali di primo piano. In quel periodo, Almstad svolgeva di fatto un ruolo di supervisore interno, con il compito di validare — o bloccare — le operazioni di mercato proposte dalla coppia Maldini-Boban. Un filtro che, secondo le testimonianze degli stessi protagonisti, ha di fatto limitato più di una trattativa promettente.

Il caso più emblematico riguarda Dominik Szoboszlai: Boban era vicinissimo a portarlo al Milan, ma l’operazione non andò in porto proprio per via di quei vincoli interni. Il centrocampista ungherese è poi diventato uno dei migliori del suo ruolo in Europa, oggi al Liverpool. Lo stesso schema si ripeté con Dani Olmo, un altro nome che sarebbe potuto diventare un grande colpo rossonero ma rimase lettera morta per le stesse ragioni.

Le parole di Boban: una critica netta

Boban, in una recente intervista rilasciata a MilanHello, non ha usato mezzi termini nel descrivere quella stagione difficile. Queste le sue parole su Almstad: «Ci avevano messo un certo Almstad, che non so se capisse di calcio, che doveva avallare quello che facevamo, come un controllore tecnico.»

L’ex dirigente croato ha anche raccontato che già nell’agosto di quell’anno gli fu tolto il potere di firma senza alcun preavviso, e ha invitato tutti a leggere l’intervista di Paolo Maldini a Repubblica per avere un quadro completo di quanto accadde. Una testimonianza pesante, che getta un’ombra sul ritorno di questa figura in una posizione ancora più centrale nell’organigramma rossonero.

L’unico precedente da DS: la retrocessione dell’Aston Villa

A rendere ancora più discussa la scelta c’è il curriculum da direttore sportivo di Almstad. La sua unica esperienza in quel ruolo risale alla stagione 2015/16 all’Aston Villa, quando il club retrocesse in Championship dopo aver cambiato ben quattro allenatori nel corso di un solo campionato. Da allora, Almstad non ha più ricoperto il ruolo di DS in nessun club.

Nonostante questo, la società ha deciso di affidargli la gestione delle operazioni di mercato in entrata e in uscita, all’interno di un organigramma che vede anche la presenza di Zlatan Ibrahimovic in un ruolo di supervisione e consulenza, oltre a figure di RedBird e altri collaboratori. Un gruppo numeroso, che stona con l’idea di una catena di comando snella e verticale, più volte auspicata dalla proprietà stessa.

Un organigramma affollato: segnale di forza o di confusione?

La struttura che si sta delineando attorno ad Amorim e al nuovo Milan appare già oggi molto affollata. Accanto ad Almstad al player trading, troviamo figure come Bobby Gardiner, rappresentanti di RedBird, e la consulenza di Ibrahimovic: un insieme di competenze e poteri che andrà gestito con grande equilibrio per evitare le sovrapposizioni e i cortocircuiti decisionali che hanno caratterizzato il recente passato del club.

La speranza è che questa volta le dinamiche interne siano più fluide e che Amorim abbia davvero la possibilità di lavorare con le risorse e la chiarezza necessarie per costruire un Milan competitivo. La storia recente impone attenzione, ma il futuro è ancora tutto da scrivere — e i tifosi rossoneri sono pronti a viverlo con passione.

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