Rabiot in difesa di Leao: “I fischi sono stati ingenerosi”
Dopo il pesante 3-0 subito in casa contro l’Udinese, a prendere la parola nel post-partita è stato Adrien Rabiot, che ha voluto schierarsi apertamente in difesa di Rafael Leão, bersaglio dei fischi del pubblico di San Siro. Il centrocampista francese ha definito quei fischi ingenerosi, ammettendo di aver sofferto personalmente nel vedere un compagno di squadra fischiato dal proprio pubblico.
La solidarietà tra compagni è un valore importante nello spogliatoio, e le parole di Rabiot testimoniano quanto quella situazione abbia colpito il gruppo. Tuttavia, la reazione dei tifosi era in qualche modo inevitabile dopo una prestazione così al di sotto delle aspettative, in una partita dove l’intera squadra non ha risposto alle attese — come ha riconosciuto lo stesso Allegri nel post-partita, sottolineando che i fischi erano “giusti” in un contesto del genere.
Il nodo tattico: colpa del 4-3-3 o qualcosa di più profondo?
Uno degli argomenti più dibattuti nelle ultime settimane riguarda la scelta del modulo. In molti hanno puntato il dito contro il passaggio al 4-3-3, sostenendo che il Milan non sia strutturato per giocare con questo schema. Ma i dati raccontano una storia più complessa.
Il Milan ha perso partite importanti anche con il 3-5-2: la sconfitta a Napoli, quella contro il Parma e quella contro la Lazio portano tutte la firma di un momento di difficoltà che va oltre le scelte tattiche. Negli ultimi due mesi, nessun modulo ha garantito continuità di rendimento. La tesi del “colpa del modulo” appare quindi riduttiva.
Ed è proprio su questo punto che le parole di Rabiot diventano il vero fulcro della riflessione post-partita.
L’allarme di Rabiot: “Corriamo meno, non ci aiutiamo”
Il centrocampista ex Juventus e Paris Saint-Germain ha indicato un problema di natura ben diversa da quella tattica: “In campo corriamo meno, non ci aiutiamo abbastanza l’uno con l’altro e non combattiamo come facevamo in passato.”
Parole pesanti, che suonano come un’autocritica collettiva e che trovano conferma anche nelle dichiarazioni di Samuele Ricci, che aveva già ammesso come in alcune occasioni la squadra non fosse “in campo mentalmente” — una frase che aveva fatto discutere e che ora acquista ancora più peso.
Il quadro che emerge è quello di una squadra che, dopo aver perso la corsa allo scudetto, ha accusato un calo motivazionale significativo. La mente, nel calcio, è tutto: e quando un gruppo smette di combattere con la stessa intensità di prima, i risultati ne risentono inevitabilmente.
Un segnale da non ignorare: Milanello chiamata a rispondere
Le dichiarazioni di Rabiot non possono passare inosservate a Milanello. Lo staff tecnico guidato da Allegri ha ora il compito di lavorare non solo sugli aspetti tattici e fisici, ma soprattutto sulla componente mentale del gruppo. Ritrovare lo spirito battagliero che aveva contraddistinto le fasi migliori della stagione è la priorità assoluta.
Il Milan ha ancora le settimane necessarie per correggere la rotta e chiudere la stagione con il risultato minimo indispensabile: la qualificazione alla Champions League. Serve però che ogni giocatore torni a dare il massimo, con la stessa fame e lo stesso impegno che hanno portato la squadra a lottare per obiettivi importanti nelle prime fasi del campionato.




