Milan-Atalanta 3-2, Rabiot non si nasconde: «Nel secondo tempo abbiamo perso il filo»

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Tre punti in tasca, ma con il sapore amaro di un finale da dimenticare. Milan-Atalanta 3-2 è stata una partita a due facce: dominante e spettacolare nel primo tempo, fragile e rischiosa negli ultimi trenta minuti. A fotografare meglio di chiunque altro la situazione è stato Adrien Rabiot, con parole nette e senza filtri al triplice fischio.

Le parole di Rabiot: autocritica senza compromessi

Il centrocampista francese si è presentato davanti ai microfoni con un’espressione più vicina alla rabbia che alla soddisfazione. Non è un dettaglio da poco: in un ambiente calcistico dove spesso si tende a minimizzare le difficoltà dopo una vittoria, Rabiot ha scelto la strada della verità. «Abbiamo fatto molto bene il primo tempo — ha dichiarato —, poi nel secondo, negli ultimi trenta minuti, abbiamo perso il filo della partita e questo è un problema. Abbiamo giocato benissimo nella prima frazione, poi abbiamo sbagliato tutto e un secondo tempo così non vale niente. Fortunatamente abbiamo vinto, ma alla fine non so se lo meritassimo così tanto.»

Parole forti, quelle del centrocampista transalpino, che rivelano la mentalità di un calciatore abituato a vincere e che non accetta di farlo in modo disordinato. La sua non è stata una critica distruttiva, ma il segnale di un leader che vuole il meglio dai propri compagni, soprattutto da chi è entrato nella ripresa. Il messaggio era chiaro: chi subentra deve dare il massimo, non limitarsi a gestire il vantaggio.

Il crollo mentale: da 3-0 a rischiare il pareggio

La domanda che in tanti si sono posti è semplice: perché il Milan che dominava sul 3-0 è praticamente sparito dal campo? Lo stesso Rabiot ha escluso le cause fisiche. Il Milan aveva riposato venerdì dopo l’impegno europeo di giovedì, così come l’Atalanta — peraltro alle prese con numerosi infortuni — aveva giocato lo stesso turno di Europa League. Il problema, dunque, non è stato atletico: è stato mentale.

Sul 3-0, con ancora 25-30 minuti da giocare, la squadra ha abbassato la guardia. La sensazione, vissuta anche dagli spalti di San Siro, è stata quella di una squadra che si era già convinta di aver vinto. Un errore di valutazione che rischia di diventare un’abitudine, se si pensa che anche contro il Sassuolo il Milan aveva rischiato di farsi raggiungere sull’1-1 dopo essere andato in vantaggio. In entrambe le occasioni, è stato Mike Maignan a salvare il risultato con interventi decisivi, compresa la parata nel finale su Zappacosta che avrebbe potuto valere il 3-3.

Amorim conferma: «Rabiot è un giocatore speciale»

Anche il tecnico Rúben Amorim ha riconosciuto la fondatezza delle parole del centrocampista francese. «Rabiot è un giocatore speciale — ha spiegato il mister —, ha già vinto tutto, anche un Mondiale. Può succedere a qualsiasi squadra di avere un calo, ma la mentalità di Rabiot mi piace.» Amorim ha anche ammesso di aver percepito il cambiamento nell’umore dello stadio dopo i gol subiti: un ambiente che si è irrigidito progressivamente, passando dall’entusiasmo del 3-0 alla paura del possibile 3-3.

Sul tema dei cambi, che nella ripresa non hanno prodotto l’effetto desiderato, il tecnico portoghese dovrà certamente riflettere. La squadra ha iniziato a perdere equilibrio proprio nel momento in cui sono avvenute le sostituzioni, e questo è un aspetto su cui lavorare nelle prossime settimane.

Sette giornate, sette lezioni

Dopo sette giornate di campionato, il Milan raccoglie punti importanti ma porta con sé anche indicazioni preziose su cui costruire. La vittoria contro l’Atalanta — una squadra storicamente ostica per i rossoneri — è un risultato di valore, e una prestazione che per lunghi tratti è stata davvero brillante. Ma i margini di miglioramento sono evidenti, e il fatto che un leader come Rabiot li indichi apertamente è, in fondo, il segnale più incoraggiante di tutti: questa squadra ha l’ambizione e la personalità per crescere ancora.

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