La sosta per le nazionali porta con sé riflessioni, analisi e dibattiti. E chi meglio di Alessandro “Billy” Costacurta, leggenda della difesa rossonera, può parlare del Milan con autorevolezza e passione? L’ex difensore ha rilasciato un’intervista a Corriere.it in cui ha espresso il proprio punto di vista su Rúben Amorim, sul momento della squadra e su alcuni singoli in particolare.
La preoccupazione dopo Benfica, la speranza dopo Lecce
Costacurta non ha nascosto le proprie perplessità iniziali: «Dopo la partita con il Benfica ero preoccupato. Non vedevo in Amorim la capacità di mettere in difficoltà l’avversario o di cercare la profondità. Onestamente, avrei potuto giocarci anch’io a 60 anni; i difensori non venivano mai spinti a sprintare. La squadra portoghese giocava quasi a passeggio».
Parole dure, ma bilanciate da quanto visto nella vittoria contro il Lecce: «Ho visto un Milan diverso rispetto agli ultimi anni — un Milan propositivo che fa ben sperare. Credo sia ancora presto per giudicare, ma la squadra ha mandato segnali positivi nella direzione giusta. Amorim vuole riconquistare San Siro e può farlo con la verticalità nel gioco e il supporto reciproco all’interno della squadra. Ho notato questi messaggi a sprazzi, ma nel profondo vedo la luce».
Il paragone con Sacchi: stimolante ma con i dovuti distinguo
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda il paragone — che circola con sempre maggiore frequenza — tra Amorim e Arrigo Sacchi. Costacurta lo affronta con lucidità: «I primi due mesi sono sempre molto difficili. Ricordo che anche Sacchi rischiò di essere esonerato all’inizio. È giusto dare tempo ad Amorim. Tuttavia, paragonare Amorim a Sacchi è un po’ eccessivo perché sono di epoche diverse e di club diversi. Si può forse paragonare il Milan di Silvio Berlusconi a quello attuale di Gerry Cardinale? Sono filosofie, proprietari e investitori completamente opposti».
L’ex stopper rossonero sottolinea come all’epoca la struttura societaria fosse al massimo livello — con Berlusconi e Adriano Galliani — e come anche Sacchi avesse avuto il suo tempo per sbagliare e crescere, prima di guidare una delle squadre più iconiche della storia del calcio italiano ed europeo. Il messaggio implicito è chiaro: la pazienza è una virtù necessaria, ma i contesti non vanno confusi.
Pavlović e Loftus-Cheek: il giudizio è netto
Costacurta si esprime anche su due giocatori che nelle ultime settimane hanno diviso il pubblico rossonero. Su Strahinja Pavlović, il giudizio è diretto: se il difensore serbo continuerà a commettere errori gravi in marcatura — come già accaduto in alcune occasioni recenti — non merita una maglia da titolare. «Pavlović dovrebbe prima frequentare un corso su come marcare in area», ha detto senza giri di parole.
Per quanto riguarda Ruben Loftus-Cheek, invece, il tono è più costruttivo: «Ha un potenziale enorme ma può fare molto di più. Fino a quando non recupera la migliore condizione fisica, è meglio che rimanga in panchina». Il centrocampista inglese, fisicamente imponente e tecnicamente dotato, resta uno degli uomini più attesi nella rinascita del Milan targato Amorim.
Un ricordo commosso di Franco Baresi
L’intervista si è chiusa con una toccante testimonianza su Franco Baresi, attuale vicepresidente del Milan e simbolo eterno del club: «Era silenzioso all’esterno ma aveva una grande voglia di condividere le sue conoscenze con tutti noi. Ha lasciato un’eredità immensa come capitano: etica del lavoro, disciplina per diventare una squadra, eleganza verso gli avversari e un atteggiamento di non protestare in modo sfacciato. Era davvero grande».
Parole che raccontano non solo il campione, ma l’uomo — e che confermano perché Baresi resti un punto di riferimento imprescindibile per chiunque vesta il rossonero.




