Il Milan esce imbattuto dall’Olimpico, dopo una partita di alti e bassi con la Lazio. Partiamo dalle cose positive. Non perdere una partita simile dopo essere stati sotto 2-0 all’intervallo è già qualcosa. Nel secondo tempo, per recuperare, il Milan sembrava animato da uno spirito indomito che non si era ancora visto. Sicuramente alla base vi era una rabbia e una voglia spropositata di voler recuperare. Tutto questo condito da prestazioni brillanti dei subentrati Pulisic e Moreira, capaci di fare ciò che sembra essere sconosciuto ad alcuni loro compagni: correre, tirare e mettere una palla decente dentro l’area.
Perché bisogna sempre rincorrere?
Tutto molto bello, ma a questo punto tocca chiedersi: perché bisogna ridursi a dover rincorrere una rimonta insperata? Perché queste energie e questo ritmo viene proposto solo in una situazione simile?
Voglio credere che merito della rimonta sia attribuibile al tecnico Amorim, perché per far correre così i propri giocatori dopo un primo tempo osceno, immagino abbia detto loro parole di fuoco nell’intervallo. Ma anche qui, perché queste parole vengono fuori solo in un momento simile? Perché anziché mettere fin da subito la squadra nelle condizioni di far bene, si punta ostinatamente su giocatori non all’altezza?
Gli errori hanno un nome e un cognome
Gli errori in fase difensiva e la sterilità offensiva del primo tempo, hanno dei nomi e cognomi. Estupinan e Loftus-Cheek si stanno continuando a dimostrare degli elementi dannosi per una squadra che, nonostante le difficoltà, ha dimostrato di avere un’idea di come affrontare le partite. Gli errori saranno anche loro, ma sempre perché c’è qualcuno che si ostina a farli giocare (e che in estate non ha pensato di prendere delle alternative di livello).
La speranza per il futuro
Alla luce di tutto questo, la speranza è che il tecnico portoghese possa sia imparare da questi suoi errori di formazione, sia continuare ad alimentare quel fuoco che ha guidato la rimonta del secondo tempo. Anche perché, se così non fosse, sarà come aver parlato del nulla.




