Milan, Calvelli prende le deleghe di Furlani: poteri ridotti sul mercato, per gli acquisti sopra i 10 milioni servono Cardinale e Scaroni

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Mentre in campo si definisce il nuovo corso tecnico con l’arrivo di Ruben Amorim, nella sede di Casa Milan si sono consumati cambiamenti importanti anche sul fronte dirigenziale e operativo. Il Consiglio di Amministrazione del 28 maggio ha ratificato una novità di rilievo: Massimo Calvelli ha ereditato le deleghe operative che fino a poco fa erano nelle mani di Giorgio Furlani.

Chi è Massimo Calvelli e cosa cambia

Massimo Calvelli diventa il nuovo punto di riferimento operativo del club. A lui spettano ora il potere di firma e le deleghe che riguardano sia l’amministrazione ordinaria che quella straordinaria dell’AC Milan, con la rappresentanza dell’azienda verso le istituzioni e i terzi. In termini pratici, è Calvelli oggi a rappresentare il Milan nei confronti di Lega Serie A, FIGC, UEFA, FIFA e di tutti gli altri organi sportivi nazionali e internazionali.

Un ruolo di grande responsabilità, che pone Calvelli al centro della macchina operativa rossonera nelle settimane cruciali che porteranno alla preparazione della nuova stagione.

Furlani: ancora formalmente AD, ma non operativo

C’è però una distinzione importante da fare. Giorgio Furlani compare ancora nei documenti societari e formalmente mantiene la carica di Amministratore Delegato. Questa situazione dovrebbe durare fino al prossimo CDA, che con ogni probabilità sarà convocato in occasione della chiusura del bilancio, attesa indicativamente per ottobre. Fino a quella data, dunque, Furlani resta AD sulla carta, ma è Calvelli a operare concretamente nella gestione quotidiana del club.

Il nodo calciomercato: soglia abbassata a 10 milioni

L’aspetto più rilevante — soprattutto in ottica mercato — riguarda i limiti di spesa autonoma. Secondo quanto emerso dai documenti, Calvelli può firmare operazioni fino a un massimo di 10 milioni di euro lordi. Per tutto ciò che supera questa soglia, è necessaria la firma congiunta di Paolo Scaroni e Gerry Cardinale.

Si tratta di un cambiamento significativo rispetto al recente passato: Furlani, in quanto Amministratore Delegato, poteva firmare autonomamente contratti fino a 30 milioni di euro lordi. La soglia è dunque stata abbassata da 30 a 10 milioni, con un accentramento delle decisioni più rilevanti nelle mani della proprietà.

Per fare un esempio concreto: se il Milan volesse acquistare un calciatore per 35 milioni di euro, la firma di Calvelli non sarebbe sufficiente — sarebbero necessarie anche quelle di Cardinale e Scaroni. Questo implica che le operazioni di mercato più importanti della prossima sessione estiva richiederanno un coinvolgimento diretto e tempestivo del vertice societario.

Un segnale di maggiore controllo dalla proprietà

Questa riduzione della soglia di firma autonoma può essere letta come un segnale di maggiore presidio diretto della proprietà RedBird sulle operazioni societarie e di mercato. In un momento in cui il club sta ridisegnando la propria struttura — con il nuovo organigramma che vede Amorim in panchina, Krösche come direttore tecnico e una nuova catena di comando — è comprensibile che la proprietà voglia mantenere un controllo più diretto sulle spese straordinarie.

Il Milan si muove verso una nuova era: struttura rinnovata, ruoli ridefiniti, obiettivi chiari. L’estate 2026 sarà il banco di prova di questo nuovo modello.

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