Due fazioni, un solo club: la resa dei conti al Milan
In casa Milan non si parla solo di campo e di calciomercato. Nelle stanze di Casa Milan si sta consumando uno scontro di potere che potrebbe definire il futuro del club per i prossimi anni. Da un lato Zlatan Ibrahimovic, dall’altro Gerry Cardinale affiancato da Massimo Calvelli: due visioni, due filosofie, due strategie diverse per ridisegnare il Milan del futuro.
Ibrahimovic punta su Glasner
Lo svedese, figura simbolo e dirigente di riferimento del club nella fase recente, ha le sue idee ben precise su chi debba sedersi sulla panchina rossonera. Ibrahimovic sta spingendo per Oliver Glasner, allenatore austriaco con cui si è già tenuto un incontro esplorativo per discutere del progetto tecnico del Milan, degli obiettivi presenti e futuri e delle condizioni contrattuali. Glasner è un profilo che Zlatan ritiene compatibile con la propria visione: un tecnico di livello europeo ma che lascerebbe a chi lavora al fianco dell’allenatore un certo margine operativo.
Cardinale e Calvelli vogliono Rangnick
Sul fronte opposto si trovano il proprietario del club e il sempre più influente Massimo Calvelli. La loro preferenza va a Ralf Rangnick, attuale commissario tecnico dell’Austria e figura di riferimento nel mondo del calcio europeo per la sua capacità di costruire sistemi tecnico-tattici e di sviluppo dei talenti. Rangnick è un uomo di calcio totale: se accettasse la panchina rossonera, lo farebbe a modo suo, portando con sé uno staff numeroso — si parla di una ventina di collaboratori — e rivendicando piena autonomia decisionale in ambito sportivo.
Questa prospettiva, però, crea frizione con Ibrahimovic, che difficilmente accetterebbe di fare un passo indietro. Tra i due, peraltro, i rapporti non sono mai stati idilliaci: già nel 2020, al ritorno di Zlatan in rossonero, ci fu uno scontro verbale pubblico con Rangnick che lasciò strascichi.
La vera domanda: chi comanda al Milan?
Lo stallo attuale non riguarda solo la scelta dell’allenatore. Questa situazione è uno specchio del vero equilibrio di potere all’interno del club. Se alla fine sarà Rangnick a sedersi sulla panchina del Milan, vorrà dire che Cardinale e Calvelli hanno avuto la meglio su Ibrahimovic. Se invece prevarrà Glasner, sarà chiaro che lo svedese conserva ancora un peso specifico determinante nelle decisioni rossonere.
Una cosa è certa: partire con due linee di pensiero così divergenti non è il presupposto ideale per costruire un progetto solido e coeso. Il Milan ha bisogno di unità, di una voce sola, di una direzione tecnica chiara. Il tifo rossonero aspetta risposte concrete e le attende a breve.




