Calvelli: il nome che sale nella gerarchia di RedBird
C’è un nome che, nelle ultime settimane, sta emergendo con sempre maggiore evidenza all’interno delle dinamiche dirigenziali del Milan: quello di Calvelli. La sua presenza accanto a Gerry Cardinale non è più episodica né casuale. Prima il volo di ritorno da Londra dopo un summit con il patron di RedBird, in compagnia di Zlatan Ibrahimović, e ora la presenza fianco a fianco con Cardinale nella pancia dello Stadio Luigi Ferraris di Genova, dopo la vittoria sul Genoa. Un’immagine eloquente: Calvelli e Cardinale all’uscita dagli spogliatoi rossoneri, con Giorgio Furlani qualche passo indietro, in posizione più defilata.
Quella fotografia racconta molto. Calvelli appare ormai come un consigliere di fiducia del numero uno di RedBird, un profilo che nel tempo ha saputo guadagnarsi credibilità e vicinanza ai vertici della proprietà. Resta da capire quale sarà il suo peso nelle decisioni operative, ma la direzione sembra tracciata: il suo ruolo è in crescita costante all’interno dell’organigramma rossonero.
Furlani sempre più in secondo piano?
La posizione di Giorgio Furlani, CEO del Milan, sembra invece attraversare una fase di ridefinizione. La sua collocazione fisica a margine rispetto a Cardinale e Calvelli durante le ultime uscite pubbliche è un segnale che non passa inosservato. Come abbiamo già avuto modo di approfondire in un precedente articolo, il futuro del CEO al Milan è tutt’altro che scontato e la situazione potrebbe subire ulteriori evoluzioni nelle prossime settimane.
Il nodo Ibrahimović-Allegri: una convivenza difficile
Se la questione Calvelli-Furlani rappresenta la faccia istituzionale del momento di transizione del club, c’è un’altra tensione che rischia di destabilizzare l’ambiente rossonero: quella tra Zlatan Ibrahimović e Max Allegri. I due non hanno mai avuto un feeling particolare, né quando lo svedese indossava la maglia del Milan e l’allenatore toscano era in panchina, né oggi, con Ibra nel ruolo di senior advisor di RedBird.
Le interferenze di Ibrahimović nel lavoro tecnico di Allegri sono una criticità concreta e non trascurabile. Si parla di contatti diretti con i giocatori per indicazioni di carattere tattico — una pratica che, se confermata, rappresenta un cortocircuito organizzativo difficilmente accettabile in qualsiasi club strutturato. Ancor più delicata è l’indiscrezione secondo cui lo svedese avrebbe fatto trapelare ad alcuni elementi della rosa le intenzioni di Allegri riguardo al mercato estivo, mettendo in discussione la serenità del gruppo squadra in un momento cruciale della stagione.
Serve chiarezza: chi guida il Milan?
La situazione impone una risposta netta e tempestiva. Il Milan ha bisogno di una linea di comando chiara, senza ambiguità e senza sovrapposizioni di ruoli. La convivenza forzata tra due figure così forti e dai caratteri così diversi — Ibrahimović e Allegri — può diventare un elemento di destabilizzazione che, alla lunga, finisce per pesare sull’intera squadra. I calciatori devono sapere chi ha l’ultima parola, chi definisce le strategie tecniche, chi pianifica il futuro.
Al tempo stesso, è giusto riconoscere che Allegri, in questo finale di stagione, non ha ancora convinto sul piano del gioco espresso: nelle ultime settimane il Milan è andato avanti per episodi, con una proposta di calcio che non sempre ha entusiasmato. Ma questo è un tema da affrontare a stagione conclusa, con la giusta lucidità.
Ciò che conta ora è arrivare all’ultima partita di campionato, contro il Cagliari a San Siro, nella migliore condizione psicofisica possibile, senza distrazioni interne. Il Milan è a un passo dalla Champions League: il momento richiede unità, concentrazione e la stessa compattezza che il ritiro pre-Genoa — concluso dopo la vittoria in Liguria — ha contribuito a costruire nel gruppo, come confermato da diversi giocatori della rosa.
Il ritiro è finito: ora testa al Cagliari
Il ritiro voluto dalla società nei giorni precedenti la sfida al Ferraris si è rivelato utile per ricucire lo spirito di gruppo: secondo le testimonianze emerse dall’interno, i calciatori hanno scelto di isolarsi dalle voci esterne per concentrarsi esclusivamente sul campo. Un approccio che ha funzionato. Ora il ritiro è concluso e il Milan guarda già avanti, con un solo obiettivo in mente: vincere contro il Cagliari e conquistare la Champions League.




