Moggi accende i riflettori sul caos interno al Milan
Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus e voce da sempre vicina a Zlatan Ibrahimovic, ha rilasciato dichiarazioni scottanti al quotidiano Libero, confermando quello che molti tifosi rossoneri temevano da mesi: all’interno del Milan regna una pace armata, fatta di tensioni sotterranee e silenzi più rumorosi di qualsiasi dichiarazione pubblica.
«Al momento in casa Milan esiste una specie di pace armata — ha dichiarato Moggi — dove tutti si parlano alle spalle senza dirsi in faccia quello che veramente pensano, tranne Allegri e Ibrahimovic, che hanno litigato e non si frequentano più.»
Parole pesanti, che assumono ancora più valore se si considera il rapporto diretto che l’ex dirigente bianconero intrattiene con lo svedese: Moggi e Ibra si sentono regolarmente, il che rende le sue dichiarazioni non semplici illazioni, ma un riflesso reale di ciò che accade nelle stanze di Casa Milan.
Allegri nel mirino dopo la rottura con Ibra
Secondo Moggi, da quando si è consumata la frattura tra Massimiliano Allegri e Zlatan Ibrahimovic, il tecnico livornese è diventato un bersaglio interno. Eppure Allegri aveva fissato fin da subito un obiettivo chiaro e concreto: la qualificazione alla Champions League. Un traguardo che, se centrato, rappresenterebbe comunque il minimo sindacale richiesto dalla società, indipendentemente dalle difficoltà incontrate lungo il percorso.
La squadra ha dovuto lottare strenuamente per assicurarsi almeno il quarto posto, tra alti e bassi di rendimento che hanno messo a dura prova la pazienza della tifoseria. Ma la rotta è quella, e il Milan è ancora in corsa. L’obiettivo Champions rimane vivo, ed è su quello che il lavoro di questo gruppo deve essere giudicato.
Il nodo Furlani: tra finanza e mercato
Il vero tema strutturale che emerge dalle parole di Moggi riguarda però il ruolo di Giorgio Furlani. L’amministratore delegato rossonero viene descritto come il vero gestore del mercato, al di là delle figure tecniche nominalmente preposte a quel compito. Una situazione che, secondo più voci, genera cortocircuiti decisionali e limita la libertà operativa di chi dovrebbe costruire la squadra sul campo.
Moggi è netto: Furlani dovrebbe occuparsi esclusivamente dell’aspetto finanziario, lasciando le decisioni sportive a chi ha le competenze e il mandato per farlo. Quando le due sfere si sovrappongono, il risultato è quasi inevitabilmente la confusione — e gli ultimi anni del Milan ne sono la dimostrazione più evidente.
Dall’addio di Paolo Maldini e Frederic Massara, passando per l’uscita di Stefano Pioli, fino agli avvicendamenti sulla panchina con Fonseca prima e Conceição poi, il Milan ha cambiato pelle ogni anno senza però cambiare sistema. E senza un sistema solido, ogni estate rischia di diventare un nuovo caos.
«Il pensiero positivo crea risultati positivi» — e il Milan ha tutte le risorse per costruire finalmente una struttura all’altezza della sua storia.
Per approfondire la situazione legata al futuro di Furlani, puoi leggere il nostro articolo dedicato: Futuro Furlani: i quattro scenari possibili per l’addio all’AC Milan.




